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Costa Concordia, commissario cercasi - Il Tirreno Piombino
Serve un provvedimento per realizzare l’operazione di smantellamento a Piombino. Gabrielli non ci sta, decisione in arrivo
il relitto
di Cristiano Lozito wPIOMBINO Cercasi commissario per la Concordia. Non disperatamente, magari, ma certo senza perdere troppo tempo, visti i giorni contati del governo Monti. Infatti chi pensava che la vicenda dello smantellamento della Concordia fosse ormai conclusa con l’ultima decisione presa dal governo, e cioè la classificazione del relitto come rifiuto speciale e il suo trasporto a Piombino, sbagliava di grosso. Gli interessi in gioco sono enormi, così come i tentativi da più parti di bloccare l’operazione con le motivazioni più disparate, da quelle ambientali a quelle legate ai tempi di esecuzione delle opere portuali, passando per il tema dei cospicui finanziamenti necessari. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini martedì scorso ha ribadito con forza la volontà politica di portare la Concordia a Piombino, rintuzzando dopo la Costa Crociere il tentativo estremo di Civitavecchia di inserirsi nell’affare, impegnata invano a sfruttare le ambiguità di un provvedimento che ancora deve essere precisato nei dettagli. Sì, perché espressa la volontà politica del governo uscente, restano ancora particolari importanti da definire. E per questo entro la settimana si terrà un nuovo incontro a Roma tra il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, quello dello Sviluppo economico Corrado Passera, il sindaco Gianni Anselmi, il presidente della Regione Enrico Rossi e il presidente dell'Autorità portuale Luciano Guerrieri: a Roma il vertice servirà a precisare questioni importanti legate alle competenze nell’operazione, ai tempi e ai finanziamenti. Il problema infatti è che col decreto di gennaio poi convertito dal Parlamento, lo stato di emergenza per la Concordia è stato confermato fino al gennaio dell’anno prossimo, consentendo quindi l’attivazione di procedure straordinarie, ma non è stato nominato un commissario. Che avrebbe i poteri per gestire sia la fase della rimozione che quella dello smantellamento. Franco Gabrielli, capo della Protezione civile, secondo fonti qualificate, starebbe puntando in piedi: pare sia convinto che il suo compito debba considerarsi concluso al momento in cui il relitto avrà abbandonato l’isola del Giglio. In quale porto finirà la Concordia gli interessa poco, anzi pare che la soluzione piombinese non fosse quella da lui preferita. E che proprio per questo non sia affatto interessato a occuparsi della complessa fase dello smantellamento. Una fase che, per il commissario, comprenderebbe anche la gestione delle risorse e quella degli appalti, da completare in tempi rapidissimi. Allora nel prossimo incontro, prevedibilmente l’ultimo con i ministri Clini e Passera, dovrebbe essere affrontata a risolta proprio la questione del commissario, con un provvedimento che gli consegnerà i poteri straordinari necessari alla gestione delle operazioni necessarie allo smantellamento. La scelta dunque potrebbe cadere sul presidente della Regione Rossi, ma non è da escludere anche che l’incarico venga affidato al sindaco Anselmi o al presidente dell’Autorità portuale, Luciano Guerrieri. Del resto realizzare le opere necessarie per accogliere la Concordia significa in realtà mettere in pratica un piano regolatore portuale già approvato: molo sottoflutto, piazzale, escavo dei fondali. Opere che, molto ottimisticamente, si riteneva realizzabili in 4-5 anni. E che invece potrebbero arrivare in tempi brevissimi, offrendo al porto un profilo di grande competitività. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
STRAZZULLO E BELTRAMME (CGIL)
«Una grande opportunità da non compromettere»
PIOMBINO «Non rischiamo con polemiche e posizioni pregiudiziali di compromettere questa grande opportunità di dare una risposta alla drammatica crisi del territorio». L’appello è lanciato dal segretario provinciale della Cgil, Maurizio Strazzullo, e da quella di Piombino e Val di Cornia. Giorgia Beltramme, a proposito dello smantellamento della Concordia. Strazzullo eBeltramme giudicano la decisione presa dal Governo «una vittoria di quanti in questi mesi hanno creduto nelle potenzialità del nostro territorio e con un serio e silenzioso lavoro di programmazione hanno reso possibile questo risultato. In primo luogo il presidente dell'Autorità portuale, il sindaco di Piombino e il presidente della Regione. Il lavoro di squadra e la sinergia costruita con le forze sociali e datoriali del territorio e regionali hanno imposto al Governo che questa emergenza fosse affrontata con due obiettivi: risarcire la nostra regione di una ferita che difficilmente riuscirà comunque a ricucirsi, attraverso l'individuazione di un porto toscano, e creare opere infrastrutturali necessarie sia alla Concordia sia a una prospettiva di sviluppo delle attività portuali dell'area». «Seguendo questi due asset - proseguono - Piombino è apparso sin da subito come il porto naturale per questa impresa, logisticamente funzionale e ,a seguito dell'approvazione del piano regolatore portuale, ne aumenta la capacità di rispondere alle caratteristiche e ai tempi necessari per la rimozione del relitto e l'operazione di smantellamento. Del resto la banchina di sottoflutto, i fondali a 15/20 metri e l'area di 15 ettari a disposizione del cantiere sono già stati ampiamente previsti dal prg portuale e quindi si tratterebbe di anticipare opere necessarie al nostro territorio, con tutte le conseguenze che queste determinerebbero nelle attività del porto: per il polo siderurgico (Lucchini in primis), per l'offerta commerciale e passeggeri, la realizzazione di un porto turistico al di là del molo Batteria, aprendo interessanti opportunità anche nel campo delle riparazioni navali. Inoltre tali opere in questo momento rappresentano una grande opportunità di lavoro per tutto l'indotto legato al settore delle costruzioni edili, navali e per le aziende metalmeccaniche. Lo smantellamento del tragico relitto è un’occasione di lavoro per il territorio». I due sindacalisti spiegano che per tutti questi motivi la Cgil «si è dichiarata fin da subito favorevole, combattendo gli scetticismi che questa opzione ha suscitato anche tra gli addetti ai lavori e guardando oltre gli interessi immediati dei lavoratori e del territorio, intravedendo la possibilità di un insediamento di un’attività di riparazione navale in grado di valorizzare le competenze già esistenti nella cantieristica navale, e aprire la possibilità di diversificazione produttiva per le imprese di impiantistica che lavorano nel polo siderurgico. Così come guardiamo con interesse allo sviluppo del Prg». «Starà alla capacità della Regione, degli enti locali e delle Autorità portuali di Piombino e Livorno - concludono - far sì che queste attività non entrino in competizione tra loro, ma operino in sinergia per aumentare il livello di competitività e di attrattività della costa toscana». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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