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La Nazione Livorno - Livorno aspetta il colosso Masol

 

La chimica salvata dagli asiatici
Quattro imprese rischiano di sparire. Sul tavolo investimenti milionari
Monica Dolciotti


LIVORNO
IL SETTORE chimico, gomma e plastica, è stato passato al setaccio di recente in Regione alla presenza dei sindacati e dell’assessore al lavoro e alla formazione Gianfranco Simoncini. Sul tavolo fiorentino la situazione di quattro realtà produttive di Livorno il cui futuro è condizionato dalla crisi. E in uno di questi casi l’arrivo del colosso indonesiano Masol può riaprire prospettive di rilancio: è il caso della Novaol che da un anno quasi sopravvive a stento con 35 dipendenti.
LA PRODUZIONE è stata sospesa, ma il suo punto di forza è sempre stato il biodiesel. Ma se Novaol riuscisse ad aggangiare il treno della Masol la musica potrebbe cambiare. Il blocco dell’impianto Novaol è stato disposto perché l’azienda ha deciso di aprire a Ravenna mettendo in secondo piano Livorno dove adesso si è concretizzata la prospettiva della vendita agli indonesiani.
IL COLOSSO asiatico Masol ha intenzione di investire 55 milioni di euro nel porto di Livorno per aprire uno stabilimento dedicato alla produzione di 198.000 tonnellate l’anno di biodiesel. Le ricadute occupazionali saranno rilevanti: 285 posti di lavoro. Il sito indicato dalla Masol e concesso dall’Autorità Portuale dopo il sì unanime del Comitato Portuale include i 10mila metri quadri nell’area ex Seal, sulla sponda Est della Darsena Toscana. La concessione dell’area avrà una durata trentennale.
Il piano industriale presentato da Masol nel 2012 prevede la realizzazione in porto di un impianto per il biodiesel e una raffineria di olio di palma.
La GBL (ha 44 dipendenti) lavora per conto della Trelleborg producendo guarnizioni di tenuta. Ma dalla Trelleborg (che ha al suo interno 150 lavoratori) le commesse arrivano ormai con il contagocce. La Cbl ha presentato un piano di esuberi per 15 unità lavorative e per ragioni di mercato chiederà la cassa integrazione strardinaria perché gli ordinativi sono in forte calo. Alla Trelleborg la produzione va avanti nonostante le difficiotà e la cassa integrazione ordiniria è finita a dicembre.
ALLA CERAMICHE Insulator Livorno (ex Ceramiche Industriali) la situazione è molto critica. Lo spiega Fabrizio Musto della Cgil: «Non ci sono commesse per la produzione di isolatori in ceramica e i 35 dipendenti sono in cassa integrazione ordinaria che scadrà il 13 marzo, ma è stato già prennunciato che i costi di produzione sono diventati insostenibili e non si esclude la cessazione della produzione per cui sono a rischio i 35 posti di lavoro». Sono stati fatti incontri con le istituzioni locali e la Regione «per chiedere il loro sostegno — precisa — perché non ci si può permettere la chiusura di un altro stabilimento. Ora tutti, soprattuto le imprese, si devono assumere le loro responsabilità. I sindacati e i lavoratori faranno la loro parte».


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