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Il Tirreno Piombino - domenica - Lucchini, si tratta sui precari

 

Non tutti al sicuro i lavoratori a tempo determinato a dieci giorni dalla scadenza dei contratti
 
PIOMBINO Erano 160 ma sono scesi a 148 perché una parte di loro a preferito uscire dall’incertezza del lavoro precario e ha lasciato la fabbrica prima della scadenza del contratto. È il piccolo esercito dei lavoratori precari della Lucchini, i primi a veder minacciato il proprio posto di lavoro dopo il ricorso all’amministrazione straordinaria. Sindacato e azienda stanno trattando. Operando all’interno della legge fallimentare, il commissario non può assumerli a tempo determinato come in passato è stato possibile per molti giovani. In più c’è l’incognita dei contratti di solidarietà nei quali è coinvolta la quasi totalità dei lavoratori della Lucchini. Una matassa, insomma, che i sindacati cercano in questi giorni di districare, vista la dichiarata disponibilità dell’azienda ad esaminare, all’interno delle leggi in materia di lavoro, la possibilità di prolungare i contratti che, in grande maggioranza, scadranno il prossimo 9 marzo. La salvezza per tutti ancora non c’è. L’azienda ha comunicato l’altro ieri ai coordinatori delle Rsu le risposte che finora sono arrivate dalla direzione provinciale del lavoro. La proroga sembra possibile, ma non tutti i lavoratori a tempo determinato hanno maturato la stessa anzianità di servizio e le cose si complicano. «Ci sono lavoratori con 24 mesi, con 32 e con 36 mesi di anzianità – spiega Mirko Lami – coordinatore Fiom nell Rsu. Per quelli che hanno maturato 3 anni, l’azienda è disponibile a prolungare i contratti di 8 mesi, ma chiede tuttavia una interruzione di un mese del rapporto di lavoro, mentre a noi risulta che in altre aziende in situazioni simili è stata mantenuta la continuità». L’inghippo a quanto pare sta tutto nella legge Fornero, che ha portato a 90 giorni il periodo di interruzione, salvo lasciare una finestra aperta attraverso la contrattazione di secondo livello. «È una possibilità che stiamo verificando e che potrebbe far scendere a 30 giorni lo stop imposto prima della proroga». Se la proroga di 8 mesi è data per scontata, si tratta, dunque, di salvare un mese di lavoro a molti precari. Ancora più complicata la situazione per chi i 36 mesi non li ha ancora raggiunti. «Il 12 marzo – spiega ancora Lami – scadono i contratti di solidarietà. In caso di rinnovo o di un ricorso alla cassa integrazione non sarebbe possibile dare la possibilità a questi lavoratori di raggiungere i 36 mese per ottenere poi la proroga». Per questa parte di lavoratori, dunque, è necessario intervenire nel periodo di vacanza dei contratti di solidarietà, dopo il 12 marzo, dunque, e prima della approvazione di un nuovo eventuale ricorso agli ammortizzatori sociali. In questo quadro, dunque, si sta muovendo il tentativo dei sindacati di salvare tutti i precari. Intanto, attraverso gli ufficio vertenze, i sindacati si stanno muovendo per aiutare i lavoratori a fare richiesta di inserimento nello stato passivo della Lucchini per poter recuperare le ferie, permessi, riduzione di orario, il premio di risultato e la parte del Tfr che l’amministrazione straordinaria non riconosce per la parte maturata e non fruita prima del 21 dicembre. (g.p.)


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