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Il Tirreno Piombino - sabato - Dal porto un nuovo impulso all'industria

 

Le opere previste per demolire la Concordia renderebbero più competitivo il polo siderurgico a ciclo integrale
 
IL PROGETTO»SI ATTENDE IL DECRETO PIOMBINO
 
di Giorgio Pasquinucci PIOMBINO Si sta facendo sempre più strada la possibilità di un decreto del governo per consentire, comunque, di realizzare entro ottobre le opere necessarie nel porto di Piombino per accogliere la Concordia. Il decreto dovrebbe indicare non solo le risorse finanziarie ma anche i poteri da affidare al commissario Gabrielli per accelerare i lavori. Di questo sembrano almeno ormai convinti il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e il sottosegretario allo Sviluppo Claudio De Vincenti. Il Comune di Piombino, secondo quanto conferma il sindaco Anselmi, potrebbe contribuire con i 25 milioni - già in cassa - ricevuti dopo la firma dell’accordo sui fanghi di Bagnoli. Altri 32 milioni è disponibile a metterli sul piatto l’Autorità portuale. Il resto, ovviamente dovrebbe essere reperito nei bilanci dei due ministeri, vista l’attuale indisponibilità della Costa Crociere a investire sulle opere portuali. Allo stato attuale la spesa prevista si aggira sui 160 milioni (112 per costruire il molo sottoflutto, dragare i fondali a meno 20 metri e predisporre un piazzale per il cantiere di 15 ettari. Almeno 50 per realizzare il secondo tratto della strada 398 almeno fino al porto. La forza di questo progetto è che sta tutto dentro il piano regolatore portuale già approvato dal ministero, di cui negli anni dovrebbe comunque essere attuato, che tuttavia riceverebbe una straordinaria accelerazione grazie ai poteri che il decreto affiderebbe al commissario straordinario. La posta in gioco per il territorio è dunque alta, e sia il sindaco che il presidente dell’Ap Guerrieri si mantengono su una linea di prudente speranza. Non si tratta, infatti, solo della possibilità di lavoro offerta dallo smantellamento della Concordia (300 posti di lavoro per tre anni), ma di creare le condizioni di una maggiore competitività a tutto l’apparato industriale piombinese. «Le opere a mare, i lavori di carpenteria necessari a demolire la nave e il trattamento dei materiali – osserva il direttore di Confindustria Umberto Paoletti – darebbero un’importante occasione di lavoro ad aziende locali già competitive in questi settori». Questo restando alla sola operazione Concordia che a questo punto, anche se non dovesse mai arrivare a Piombino, non vincolerebbe più la realizzazione delle infrastrutture portuali.Sull’altro fronte pesano infatti i vantaggi che ne potrebbero trarre le industrie siderurgiche piombinesi, a cominciare dalla Lucchini. La Concordia è un ammasso di rottame d’acciaio (circa 38mila tonnellate) buono per essere immesso nei convertitori. Rottame che la Lucchini compera e fa arrivare per camion o per nave. Averlo a “bocca di forno” significherebbe risparmiare fior di quattrini. Questo il vantaggio a breve, perché il più lo farebbe la disponibiltà del pontile in grado di ospitare navi lunghe 300 metri e di fondali a meno 20. Oggi Piombino non può accogliere navi sopra le 50-60 mila tonnellate. Una volta realizzate le opere, potrebbero ormeggiare super Panamax e Capesize da oltre 250 mila tonnellate. Una sola nave farebbe il servizio di quattro con un’immaginabile risparmio nei noli di diversi milioni all’anno. Ovvio che questo, nella difficile fase in cui si trova, renderebbe la Lucchini più appetibile per un’eventuale compratore. E l’opportunità potrebbe concretizzarsi fin da ottobre. «Nell’ultimo progetto presentato – spiega infatti il presidente dell’Ap Guerrieri – abbiamo previsto la possibilità di far attraccare contemporaneamente al molo Nord sia la Concordia che grosse navi con rinfuse». Non minori le possibilità che si aprirebbero per la Dalmine. «Avere la possibilità di fare entrare navi più grandi – conferma il direttore delle relazioni esterne Giovanni Piazza – darebbe un vantaggio in più al polo logistico, inserendolo nel contesto di traffici internazionali».


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