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Il Tirreno - Vendite bloccate, edilizia alla frutta

 

di Melisanda A. Massei PIOMBINO Sono 58 le richieste di permessi a costruire contro 80. Con uno scarto di soli dodici mesi tra l’uno e l’altro dato. Da una parte la stima relativa al 2012, dall’altra quella del 2011: una differenza di ventidue unità che parla particolarmente chiaro se messa a confronto con le cifre relative all’anno ancora precedente, il 2010, quando l’amministrazione ricevette 84 richieste della stessa tipologia. Solamente quattro in più rispetto a quelle quantificate un anno più tardi. Del resto non è un segreto per nessuno che la crisi dell’edilizia sia una delle facce più significative del progressivo crollo dei mercati degli ultimi anni, e, da quanto emerge, degli ultimi due in modo particolare. In pochi possono permettersi di comperare una casa, o comunque un immobile, pagandolo interamente nell’immediato, mentre la concessione di mutui impone credenziali che in pochissimi sono in grado di corrispondere. E se non si riesce a vendere, inutile costruire. Con conseguente fallimento di imprese (l’ultimo rapporto nazionale dell’Osservatorio crisi d’impresa CervedGroup parla della chiusura del 3,6 % delle società edili nei soli primi nove mesi del 2012) e, in ultimo, licenziamenti a raffica. In prospettiva territoriale parlano chiaramente anche i numeri relativi ai cosiddetti Scia/Dia, ovvero le segnalazioni certificate di inizio attività (manutenzioni, installazioni impianti, autoriparazioni, eccetera), che dal 30 luglio 2010 sostituiscono, appunto, le denunce di inizio attività. In questo ambito il Comune parla di 221 modelli pervenuti ai propri uffici lungo tutto il corso del 2012: numero apparentemente sostanzioso che impallidisce a fronte dei 500 del 2011 e - ancor più - dei 581 del 2010. Riflettere in termini percentuali può essere utile a capire meglio le proporzioni del fenomeno: se tra il biennio 2010-2011 il calo delle Scia era stato solamente del 14% (al tempo, la crisi, già in atto dal 2008, era evidentemente assai meno pungente), nel biennio successivo si passa a un pericolosissimo 56%, esattamente quattro volte in più rispetto al periodo precedente. E non solo. Se mettiamo in evidenza quanto accaduto tra il 2010 e il 2012, il calo percentuale diventa addirittura del 62% in un arco di tempo tanto ristretto quanto sufficiente alla percezione dell’ecatombe economica del settore. Un fenomeno di controtendenza lo incontriamo, invece, guardando le comunicazioni di attività di edilizia libera, quelle attività, cioè, che comprendono le manutenzioni straordinarie o casi di interventi di entità medio-piccola comprese le aperture di porte interne o lo spostamento di pareti interne che non riguardino altre parti strutturali dell’edificio in questione. Oppure, le trasformazioni d’uso. In questo ambito il Comune ci parla di sole 46 pratiche avviate nel 2010, quadruplicate (complici anche le semplificazioni in materia) fino a 232 nel 2011. Senza possibilità di sbagliarsi, un boom. Subito dopo, però, l’economia - esitante fino ad allora - fa il passo definitivo. E le manutenzioni che fanno, si arrestano? Perlomeno scendono? Macché. La cavalcata rallenta, e neanche poco, ma non si arresta. E la linea si sposta fino a 244 comunicazioni. Segno evidente del fatto che sarà pure impossibile permettersi acquisti di nuovi immobili, ma intanto rimane abbastanza comune l’eventualità di apportare modifiche di varia tipologia a quelle che già si possiedono.


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