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Il Tirreno - Puntone del Vallino sì a industrie e rifiuti
LIVORNO Ok alla maxi area per le attività industriali e nocive al Puntone del Vallino. Ieri mattina il consiglio comunale ha adottato la variante al regolamento urbanistico curata dall’assessore Bruno Picchi e già discussa in commissione pochi giorni fa. È stata approvata con 21 voti favorevoli (Pd più Confronto) e 9 contrari (tutte le opposizioni). Il provvedimento prevede la suddivisione di un’area di 257mila metri quadri compresa tra l’Ugione e via Pian di Rota in dieci macrolotti da destinare ad attività industriali (circa 62mila metri quadri), e nocive (superficie di 124mila metri, con capacità edificatoria di circa 99mila). I proprietari privati delle aree in questione hanno presentato una proposta di Piano attuativo per la trasformazione urbanistica delle aree, dove è previsto il trasferimento di aziende che trattano i rifiuti anche pericolosi, come la Lonzi. Tra i proprietari delle aree - come ha fatto presente nel corso del dibattito il leader di Città Diversa, Marco Cannito - ci sono Abate, Cliri, Dieci Snc, Unicoop Tirreno, Isl, Partecipazioni industriali. Della trasformazione di questo tratto di città si parla da tempo. In questa zona, in gran parte verde, è prevista la nascita del nuovo “polo del rifiuto” livornese. E se ci sono quartieri che da tempo chiedono di accelerare le procedure per permettere il trasferimento - che comunque resterebbe frutto di accordo tra privati - di realtà come la Rari al Picchianti (su cui però non ci sono affatto certezze), altri quartieri tremano. Hanno già protestato i residenti dell’area del Cisternino, che hanno formato un comitato e che ieri mattina hanno raggiunto il Consiglio, che ha visto un acceso dibattito politico, con le opposizioni critiche. Le opposizioni hanno chiesto di scongiurare la realizzazione, nell’area, di inceneritori (visto che bolle in pentola quello di area vasta). Il vicesindaco ha replicato che, in questa chiave, ci sarà spazio solo per impianti come quelli a biomasse. Nel provvedimento si parla, anche, della vendita all’amministrazione comunale, per circa 2 milioni e 100mila euro (da corrispondere a compensazione di una parte degli oneri di urbanizzazione), di un’area di 24mila metri quadri nella zona destinata ad ospitare le attività definite nocive. Qui il Comune avrebbe intenzione di realizzare un impianto di riciclaggio, un deposito attrezzato per la manutenzione dei cassonetti, oltre a strutture funzionali ad attività di riciclaggio da parte di Aamps. Il provvedimento tornerà in Consiglio per l’approvazione tra qualche mese.
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