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Crollano i consumi, chiudono le aziende - Il Tirreno Livorno

 


La spesa delle famiglie ridotta l’anno scorso del 3,8%. Un colpo duro al manifatturiero: il fatturato calo del 18%
 
ECONOMIA »MAZZATA SULLE PICCOLE IMPRESE
 
 
 
di Francesca Lenzi wPIOMBINO Sono 2.455 le aziende nella provincia di Livorno che hanno cessato la propria attività nel 2012. 17,8 è la percentuale in negativo del fatturato relativo alle imprese nei settori edile e manifatturiero. Meno 10,4% il calo della produzione nel manifatturiero nel corso dell’ultimo trimestre dell’anno scorso. Numeri preoccupanti, cifre che fotografano una crisi in grado di condizionare pesantemente la spesa e il lavoro, secondo una tempistica che vede ancora lontana la ripresa. Sono questi i dati che emergono per l’economia livornese attraverso l’analisi del Centro studi e ricerche della Camera di commercio. Il quadro che ne viene fuori parla d un sistema in stallo, ancora effettivamente bloccato dalla recessione. Basti pensare che la spesa per consumi delle famiglie della provincia di Livorno dopo essere crollata a un meno 3,81% nel 2012, non prevede per l’anno appena partito una percentuale positiva, presumendo un ulteriore calo dell’ 1,29%. Solo dall’anno successivo si tornerà a vedere il simbolo “più” accanto alla voce di spesa delle famiglie, anche se il rialzo sarà appena dello 0,59%. Per avere un’idea ancora più chiara dello scenario basta guardare al reddito disponibile dei livornesi negli ultimi anni che resta sì stazionario, poco sopra i 18mila euro per abitante (sfiora i 19mila nel 2014), ma di fronte a un potere di acquisto in costante declino che vive nella stagione attuale il punto più basso nello scarto tra reddito disponibile in moneta e la relativa capacità in termini di acquisti. Dai dati forniti dalla Camera di commercio è evidente come la crisi stia resistendo, toccando stadi ancora profondamente negativi. Il crollo nella produzione, registrato nel terzo trimestre del 2012, è di meno 10,4% (era 9,8 nei primi tre trimestri); la flessione del fatturato, nello stesso intervallo di tempo, ha viaggiato invece senza variazioni, arrivando al meno 11,5%. Stazionaria anche la diminuzione degli ordini interni (meno 11%), mentre calano visibilmente quelli esteri (da 7,5% nei primi nove mesi del 2012, a 1,7% nell’ultimo trimestre). Altro dato interessante quello relativo all’artigianato (settori manifatturiero e edile) nella prima parte della passato, con una riduzione di fatturato del 17,7%. In Toscana solo la provincia di Grosseto va bene (meno 20,3). La Val di Cornia, nel panorama provinciale si inserisce con il 18% (fine 2012) nell’ambito della demografia d’impresa, intesa come distribuzione attiva nel sistema economico locale, pagando gli stessi risultati della provincia, anche nella mancanza del lavoro, pur registrando il dato più basso. In un media provinciale del 13,80% per incidenza degli iscritti alle liste di disoccupazione (numeri raccolti al 31 maggio 2012) la Val di Cornia si assesta sul 12,77%, mentre la somma più alta si lega all’Arcipelago con 21,24%. «Il dato generale non si differenzia molto da un Comune all’altro – spiega il presidente della Camera di commercio, Roberto Nardi – anche la produzione di reddito nelle varie realtà ha origini diverse: all’Elba si parla del turismo, mentre a Cecina ad esempio andiamo più sul commerciale e a un contesto di forte pendolarismo. Le famiglie, in generale e ovunque, si sono accorte come la crisi non sia un fenomeno passeggero e che non sarà facile in seguito reintegrare il patrimonio rosicchiato negli ultimi 2 o 3 anni. Dove poi alla crisi globale si aggiunge quella industriale emergono altri timori e la paura del futuro». Per quanto riguarda inoltre i dati elaborati, Nardi invita alla prudenza: «Non parliamo solo di negozi che chiudono, ma anche di una percezione effettiva dei consumi, più forti ovviamente nelle piccole imprese in confronto alla grande distribuzione. Negli ultimi anni però stiamo assistendo a un turnover elevato; quello che più mi preoccupa è piuttosto la qualità delle imprese che chiudono rispetto a quelle che aprono».


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