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Tassa sui rifiuti, sarà una stangatina - Il Tirreno Livorno
L’amministrazione comunale rinuncia ad applicare l’addizionale, lo Stato no: pagheremo un po’ di più della Tia l’assessore nebbiai In accordo col sindaco abbiamo deciso di non gravare sui contribuenti livornesi, evitando un ulteriore incremento del tributo
l’esempio di un’impresa Un’azienda di 500 metri quadri con la Tia pagava 500 euro l’anno Con la nuova imposta ne sborserà 700
di Giorgio Carlini LIVORNO A fare i pessimisti si potrebbe obiettare che, comunque sia, c'è poco da stare allegri, perché la Tares resta pur sempre una stangata per cittadini e (soprattutto) imprese. Ma se proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno, allora è lecito affermare che almeno è stata scongiurata la "stangatona". Sì, perché in un quadro di profonda incertezza sulla nuova tassa sui rifiuti e servizi, c’è un punto fermo che può far tirare un sospiro di sollievo ai contribuenti livornesi: non ci sarà infatti il temuto incremento della Tares da parte del Comune, che ha rinunciato ad applicare l’addizionale all’imposta che sostituirà la Tia. L’ufficialità dovrebbe emergere nel corso di una riunione a Palazzo civico, prevista per oggi pomeriggio, durante la quale saranno stabilite le linee operative in vista della prima rata del tributo, slittata al mese di luglio. Ma ad anticipare l’indiscrezione è Valter Nebbiai: «L’amministrazione - ha rivelato ieri l’assessore al Demanio - non applicherà i 10 centesimi al metro quadro facoltativi». Confermate dunque le intenzioni già manifestate in passato dallo stesso Nebbiai e dal sindaco Alessandro Cosimi: pur avendo un margine di intervento limitato, l’amministrazione ha deciso di non gravare sui contribuenti con la possibile addizionale. Comune no, Stato sì. Scampato dunque il pericolo di un incremento che avrebbe potuto aggiungere fino a 10 centesimi al metro quadro a una Tares che resta comunque molto salata. Per un piccolo aumento che scompare, rimane infatti confermato l’aggravio più indigesto, quello deciso dal Governo, che appesantisce la quota base della tassa di 30 centesimi di euro al metro quadro. Un tesoretto che finirà direttamente nelle casse dello Stato. L’Iva nascosta. La Tares, a differenza della vecchia Tia, non è una tariffa, ma un vero e proprio tributo. Ciò significa che l’Iva non potrà essere applicata. Ma che nessuno pensi ad uno sconto... Con la Tia, l’Iva del 10% per le imprese era un capitolo di spesa neutro, perché poteva essere scaricata. Con la Tares, Aamps invierà la fattura dei servizi al Comune (non più agli utenti) sempre con un’Iva del 10%. Per i Comuni, però, l’imposta non è detraibile. E quindi, per essere coperta, quel 10% sarà incorporato nelle bollette. Se per le famiglie non cambia una virgola, per le aziende è invece una batosta: non figurando più come Iva, il costo incorporato non potrà essere scaricato, e si tradurrà in un rincaro del 10%. Famiglie. Come cambia la situazione per i contribuenti livornesi con la Tares senza l’addizionale del Comune? Ecco un paio di esempi. Partiamo dall’ipotesi di una famiglia con un appartamento di 100 metri quadri imponibili ai fini della tassa sui rifiuti. La Tia sarebbe arrivata a 250 euro, di cui 25 di Iva. Con la Tares la stessa famiglia pagherà i 250 euro di base (con la “vecchia Iva” incorporata nella bolletta) più 30 euro derivanti dalla moltiplicazione dei 30 centesimi (imposti dallo Stato) per i 100 metri quadri imponibili. Con l’addizionale del Comune la cifra avrebbe potuto toccare i 290 euro. Imprese. Prendiamo un’azienda con un capannone e un terreno esterno di 500 metri quadrati. Con la Tia avrebbe pag ato 550 euro, comprensivi di 50 euro di Iva che avrebbe potuto scaricare. Esborso netto per il servizio sui rifiuti: 500 euro annui. Con l’arrivo della Tares la stessa impresa pagherà invece 550 euro (senza Iva scaricabile), cui andranno sommati i 150 euro derivanti dalla quota base chiesta dello Stato. Per un totale di 700 euro. Ecco perché, nonostante la scelta dell’amministrazione di risparmiare i livornesi da un’ulteriore aggiunta, ai contribuenti risulterà comunque difficile guardare con simpatia alla Tares.
La tesi del Comune «Sbagliato rinviare la prima rata»
«La legge con cui è entrata in vigore la Tares, votata dal Parlamento e non desiderata dai Comuni, costringe le amministrazioni a sostituire lo Stato nelle procedure di incasso, svolgendo, come avvenuto con l'Imu, il ruolo di suoi "gabellieri"». Parola di Valter Nebbiai (nella foto). L'assessore al Demanio punta poi il dito contro il rinvio della prima rata: «La Tares andrà a sommarsi alla prima rata dell'Imu, che va onorata entro il 17 giugno. Le scadenze ravvicinate aumenteranno di fatto le difficoltà di privati e imprese». «Inoltre - prosegue Nebbiai - poiché è il Comune che incassa il tributo e che provvede a fornire le risorse alle aziende pagando il servizio, starà allo stesso Comune anticipare i soldi dalla propria cassa». Un problema serio, sottolinea l’assessore, perchè «vengono messi a repentaglio i fragili equilibri finanziari delle amministrazioni». «Difficilmente - conclude Nebbiai - le aziende che si occupano di rifiuti avranno nuova finanza dalle banche da qui a luglio. È un corto circuito difficile da controllare, in un momento di continui tagli da parte dello Stato».
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