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Tassa di sbarco, partita aperta sulle esenzioni dal pagamento - Il Tirreno Elba

 


A breve il tavolo tecnico che stabilirà il regolamento dell’imposta e chi dovrà versare l’euro in più I lavoratori e le imprese saranno tutelate. Per i piombinesi invece scatta il balzello
 
 
di Luca Centini


PORTOFERRAIO


I residenti e i proprietari di seconde case sono esenti. I lavoratori pendolari e il traffico commerciale? Forse. E i piombinesi? Pagano. La tassa di sbarco ormai è più di un’ipotesi, dopo l’accordo trovato dai sindaci che hanno messo da parte le divergenze, destinando l’intero gettito alla gestione associata del turismo. L’intesa politica, però, è solo un primo passo che dovrà essere seguito da ulteriori azioni concrete. In particolare sarà determinante il tavolo tecnico dei prossimi giorni tra tutti i segretari comunali che dovrà gettare le basi in tempi rapidi al regolamento dell’imposta, quindi occorreranno le convenzioni con le compagnie di navigazione, a cui spetterà il compito di raccogliere il gettito della tassa da girare alla gestione associata del turismo. La partita delle esenzioni. Le esperienze passate insegnano. Non a caso i tecnici che si occuperanno del regolamento della tassa faranno necessariamente riferimento alle realtà dove la stessa tassa è attiva da tempo. Si seguiranno quindi le linee guida di isole come il Giglio e Capri, riguardo alla scelta delle categorie da esentare dal pagamento della tassa. La legge è chiara nell’attribuire ai residenti e a chi già paga l’Imu sull’isola oltre ai componenti del suo nucleo familiare, l’esenzione dal pagamento dell’imposta. In queste ore i tecnici dovranno capire i margini di manovra, delimitati dai vincoli di applicazione della legge, per identificare nuove esenzioni. Tra le categorie al vaglio ci sono, per motivi di giustizia sociale, i cittadini disabili e, ovviamente, il traffico legato ai trasporti sanitari. Ma le amministrazioni elbane sembrano orientate ad includere anche misure ad hoc per i nativi elbani, oltre che per i lavoratori pendolari, per il traffico commerciale, fino ai minori di 14 anni e gli studenti pendolari. La tassa di sbarco è un’imposta sul turismo e, quindi, dovrebbe ottenere il gettito proprio dai turisti. Ma non sarà così scontato dimostrare alle biglietterie lo status dei soggetti esenti. Per non parlare di alcune figure che sono difficilmente inquadrabili: ad esempio un professionista, avvocato piuttosto che ingegnere, che viene all’Elba per motivi di lavoro dovrebbe comunque pagare la tassa di sbarco. Il modello Giglio. Per fortuna ci sono le esperienze già in atto che potranno indicare una strada da seguire nella fase di stesura del regolamento. L’esempio più vicino è quello del Giglio. Sul sito del Comune in provincia di Grosseto si può scaricare il modulo di autocertificazione che viene utilizzato per chiedere l’esenzione. Il comune toscano ha inserito tra le categorie esenti i residenti, i proprietari di abitazioni, chi dichiara di svolgere attività lavorativa strettamente connessa alle attività commerciali dell’isola. Poi c’è chi prende il traghetto perché lavoratore adibito a servizio funebre, sanitario o medico, polizia, antincendio, fino ai minori, portatori di handicap e gli studenti pendolari frequentanti gli istituti scolastici dell’isola. Dall’imbarco allo sbarco. Tra le categorie esenti non entreranno, tranne sorprese, i piombinesi che pure usufruiscono di tariffe agevolate con le compagnie private e sono inclusi nello stesso ambito dell’Autorità portuale di Piombino e Portoferraio. E pensare che, solo alcuni anni fa, lo scenario poteva essere diverso, se non opposto. Gianni Anselmi, sindaco di Piombino, manifestò l’intenzione di applicare una “tassa d’imbarco” di un euro sul porto di Piombino, destinata a dare ossigeno alle casse comunali. «Un balzello inaccettabile e medievale», fu la risposta dei politici elbani. Poi non se ne fece di niente. E dopo anni dal tramonto della tassa di imbarco, ecco che arriva quella di sbarco. ©RIPRODUZIONE RISERVATA


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