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Il Tirreno - Gestione del porto, è tutto da rifare

 


PORTO AZZURRO Il bando per l’affidamento dei servizi portuali di Porto Azzurro è parzialmente nullo e il Comune ha eluso le sentenze del Tar che avevano accolto i ricorsi della società Aethalia Service. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato in una sentenza depositata lo scorso 1 febbraio, destinata a incidere in modo sensibile sulla gestione del porto del paese guidato dal sindaco Luca Simoni. La sentenza del Consiglio di Stato è un nuovo, ennesimo, atto della guerra a suon di carte bollate tra la società Aethalia e il Comune di Porto Azzurro circa la concessione dello specchio acqueo del porto e la gestione dei servizi dell’approdo, assunta negli scorsi anni dalla società D’Alarcon, il cui percorso di privatizzazione è in fase di ultimazione. Il giudice ha dichiarato la parziale nullità del bando di gara, a suo tempo impugnato da Aethalia, ordinando al Comune «di rinnovare la procedura selettiva in conformità al giudicato – si legge nella sentenza – entro 30 giorni dalla notifica ufficiale della sentenza». Più semplicemente il giudice ha sentenziato che il Comune con il percorso di privatizzazione intrapreso per la D’Alarcon, in origine società a capitale totalmente pubblico e per questo impossibilitata ad assolvere la gestione dell’approdo affidata dallo stesso Comune, ha sostanzialmente modificato l'oggetto della gara e così mortificato l'interesse di Aethalia a concorrere alla procedura per l'affidamento del servizio di ormeggio dell'approdo che, nella fattispecie concreta non è cumulabile con gli altri servizi operativi svolti dalla società municipalizzata. Il Comune sta portando a termine infatti la cessione del 40% del capitale ai privati, al termine della quale affidare la gestione dei servizi portuali, gestione dei parcheggi pubblici e quella dei bagni pubblici. Parcheggi e bagni che non erano inclusi nella gara originaria. La guerra di ricorsi è iniziata nel 2010, quando il Comune ha affidato la gestione del porto alla D’Alarcon. Aethalia ha fatto ricorso, accolto dal Tar toscano. Il Comune ha risposto dando il via al percorso di privatizzazione della D’Alarcon, affidando a quest’ultima la gestione temporanea dell’approdo. Il Tar accolse un nuovo ricorso di Aethalia, ma il Comune non si è fermato pubblicando il bando di gara per la privatizzazione di D’Alarcon e assumendo direttamente l’affidamento provvisorio. Nuovo ricorso al Tar da parte di Aethalia, rigettato stavolta dal Tar. Ma la sentenza del tribunale amministrativo è stata riformata dal pronunciamento del Consiglio di Stato che ha dichiarato parzialmente nullo il bando di gara, condannando il Comune di Porto Azzurro al pagamento di 2mila euro per le spese del doppio grado di giudizio e disponendo l’invio della sentenza alla Procura regionale della Repubblica. La sentenza, tuttavia, è aperta a diverse interpretazioni. Da una parte c’è chi, in particolare l’impresa appellante, ritiene che il pronunciamento del giudice, dimostrando l’elusione del giudicato e la mancata possibilità per Aethalia di competere per l’affidamento del servizio, comporti necessariamente un passo indietro radicale. In pratica la gara per l’affidamento dei servizi portuali sarebbe da rifare da capo, la stessa a cui aveva patecipato Aethalia. Per l’amministrazione comunale, invece, il pronunciamento del giudice riguarda meramente la gara per la privatizzazione della D’Alarcon. Così il Comune avrà 30 giorni di tempo, a partire dalla notifica della sentenza, per rifare la gara per la cessione del 40% del capitale di D’Alarcon al socio privato, rimuovendo però dal bando i servizi aggiuntivi, estranei alla gestione diretta del porto.


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