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La Nazione - Serrande abbassate per 165 imprese

 

di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
L’INDAGINE del centro studi si ferma in molti casi ai primi tre mesi del 2012: ma secondo il presidente della Camera di Commercio Roberto Nardi — che l’ha presentata ieri alla città — non c’è da illudersi che dopo le cose siano andate meglio. Anzi, tutti gli indicatori economici sulla realtà provinciale sono in costante peggioramento. Della serie: imprese e famiglie stanno raschiando il fondo della pentola, quando anche quel po’ di grasso che c’è rimasto finirà — e finirà presto — sarà veramente dura come non mai. L’indagine è quella ormai tradizionale che fotografa, sul piano statistico, l’economia della provincia suddivisa in vari capitoli: demografia d’impresa, società di capitali, settori economici, mercato del lavoro, pensioni, previsioni sul prossimo futuro.
SE SIETE deboli di cuore è bene non proseguire la lettura: non c’è settore che non segni una caduta, e anche dove sembrerebbe che ci fosse una crescita, si tratta di crescita fittizia. L’ha spiegato lo stesso Nardi: dove la demografia delle imprese della provincia segna un +0,5% al 31 dicembre 2012, di fatto è pura statistica perchè si tratta di un saldo tra imprese con numerosi addetti che hanno chiuso e piccole o piccolissime imprese (dovute al tentativo di chi ci lavorava di mettersi in proprio) nate dalle loro ceneri. Nella sostanza: la qualità delle nuove imprese è in genere molto inferiore: saldo negativo anche qui. Siamo al primo capitolo, ovvero alla demografia delle imprese. Sull’asse cartesiano, il grafico parte del 2007, si mantiene praticamente piatto fino all’inizio del 20010, poi cresce da un minimo di 32mila a un massimo di 32.800 nel terzo trimestre del 2011 cadendo ppi a 32.400 alla fine dell’anno scorso. Piccoli numeri nelle oscillazioni; ma dice più l’indice delle cessazioni che nel 2012 con 165 imprese morte ha toccato il punto peggiore degli ultimi cinque anni.
PARAGONATO agli indici di Toscana e nazionale, quello della mortalità d’impresa a Livorno è cresciuto dal 6,08 al 7,14 per cento, nettamente superiore a quello della Toscana (6,41%) e della media nazionale (5,97%). Una «torta» statistica indica che l’area livornese da sola vale il 45,8% delle imprese attive, contro il 23,9% della Val di Cecina, il 18% della Val di Cornia e il 12,3% dell’Arcipelago. Livornesi più «imprenditoriali» che la provincia? No, visto che l’area livornese ha il 60% e oltre della popolazione, quindi le imprese dovrebbero essere — a parità di spirito imprenditoriale — il 60% e non il 45,8%. Anche le variazioni tendenziali delle imprese attive, viste per settore, denotano un quasi generale calo: peggio di tutte le impresa di costruzioni (-3%) poi il manifatturiero (-2%) quindi il commercio (-1,2%).

I NUMERI I DATI SUL MANIFATTURIERO SONO VERAMENTE «DA PIANGERE» E L’EXPORT REGGE SOLO GRAZIE AI PRODOTTI PETROLIFERI
L’artigianato perde il 17% del fatturato e il 4% degli addetti
DA PIANGERE i dati sul manifatturiero: nei primi tre trimestri del 2012 la produzione è scesa del 9,8%, il fatturato dell’11%, gli ordini interni dell’11,6%, l’occupazione dello 0,1%. Il grado di utilizzo degli impianti è sceso al 70,7%: sono cresciuti solo gli ordini estero (+7,5%) ma con un fatturato pressochè fermo (+0,02%). Il peggio viene nel terzo trimestre dove la caduta è netta: il fatturato scende ancora dell’11,5% e il grado di occupazione degli impianti cala al 64,6%. Per l’artigianato è lo stesso buia. Manifatture: -0,4% di crescita. Edilizia: -1,4%. Servizi: o,8%. Consoliamoci solo perchè stiamo leggermente meglio delle medie sia nazionale (-0,8%) che toscana (-1,%). Fatturato e addetti nell’artigianato sono calati rispettivamente del 17,8% e del 4,8%. Peggio di noi solo Grosseto (-20,3% del fatturato).
IN ROSSO il commercio al dettaglio: -7,(%, peggio della media toscana (-7,4%). L’export manifatturiero regge solo sui prodotti petroliferi e il coke (+55,9% nel semestre). L’Europa continua ad essere il nostro principale mercato sia d’export (53%) sia d’import (39,1%) anche se l’Asia sta rimontando nell’import negli ultimi mesi (52,3%). Il mercato del lavoro piange: iscritti alla disoccupazione sono il 21,24% della popolazione nelle isole, il 13,44% in Val di Cecina, il 12,92% nel livornese, il 12,77% in Val di Cornia.
CON UNA POSTILLA: Nardi ricorda che l’alto indice delle isole è legato anche allo speciale mercato del lavoro del turismo , che favorisce l’impiego stagionale e la successiva iscrizione per i sussidi. Ultimi due dati: il potere d’acquisto delle famiglie è al minimo storico (13.500 euro/anno) ancora sotto al reddito medio ma con chiara erosione dei risparmi. Spesa per i consumi compressa al massimo. Come a dire: per molte famiglie, siamo alla fame o quasi.
A. F.


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