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Unità Toscana - Lucchini, Piombino trepida e chiede di salvare 150 contratti

 

Piombino freme alla vigilia dell'incontro romano sulla Lucchini che si terrà martedì. «Mantenimento del ciclo integrale, programmazione di investimenti, proroga di un anno dei contratti di solidarietà, rinnovo dei 150 contratti a termine e sostegno alle imprese fornitrici mediante la riattivazione dei pagamenti congelati a seguito del commissariamento». Sono queste le principali richieste che il segretario provinciale della Fiom Luciano Gabriella porterà all'attenzione del commissario straordinario della Lucchini Piero Nardi in occasione dell'incontro al Ministero dello sviluppo economico.

Nardi, nominato commissario ministro Corrado Passera il 21 dicembre scorso, avrà sei mesi per elaborare un piano industriale in grado di rilanciare lo stabilimento. È proprio rispetto al piano industriale in elaborazione che i sindacati chiederanno garanzie. Il leader delle tute blu Cgil sottolinea la necessità di «salvare qualsiasi tipo di contratto di lavoro, sia esso a tempo indeterminato o a termine». Il 9 marzo è prevista ad esempio la scadenza di circa 150 contratti a termine: «Ci aspettiamo - dichiara il segretario della Uilm Vincenzo Renda - che il nuovo piano industriale fornisca garanzie soprattutto dal punto di vista occupazionale: lo stabilimento non può quindi fare a meno dei lavoratori in scadenza di contratto».

A marzo scadranno anche i contratti di solidarietà per tutti i 2100 dipendenti diretti: «Chiederemo che siano prorogati per un altro anno» afferma a questo riguardo Gabrielli che, insieme al coordinatore delle rsu Fiom Mirko Lami, auspica che si possa arrivare a stringere sinergie con gli altri stabilimenti siderurgici italiani (ad esempio Taranto e Genova). Tra le ipotesi in campo c'è la riattivazione della colata continua a bramme: in questo modo lo stabilimento Ilva di Genova potrebbe sopperire ai mancati approvvigionamenti di coils causati dalla critica situazione dello stabilimento tarantino. Gabrielli sottolinea inoltre la difficile situazione di molte imprese fornitrici: «A seguito del commissariamento sono stati congelati tutti i debiti del gruppo: le imprese dell'indotto hanno però bisogno di respirare, chiediamo che i pagamenti siano riattivati». Anche il segretario provinciale della Fim-Cisl Fausto Fagioli evidenzia la delicata situazione delle imprese fornitrici: «Qualcuna rischia il collasso». La ripartenza dell'altoforno sta intanto procedendo a rilento: «La ghisa - spiega Lami - dovrebbe arrivare in acciaieria solo martedì». Una data fatidica, insomma.


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