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Il Tirreno Livorno - Tsunami sociale in arrivo sulle banchine

 

Allarme del sindacato Filt: 100 licenziati negli ultimi mesi, si fa argine con gli ammortizzatori sociali e a aprile finiranno i soldi
 
Miele (Asamar) ai vertici nazionali di Federagenti
 
Laura Miele, presidente di Asamar, associazione degli agenti marittimi, è stata nominata numero due nazionale della Federagenti. Ne dà notizia il consiglio direttivo dell’ organizzazione di categoria segnalando che la nomina «premia un percorso di impegno personale, e di tutto il consiglio, a favore della tutela delle professionalità di livello e degli interessi della categoria che Livorno e tutta la costa toscana, isole comprese, esprimono e che Asamar rappresenta con impegno continuo ma anche con orgoglio e senso di appartenenza». L’Asamar dice di aver «dimostrato che la ‘quota rosa’ non è un semplicistico modo di dire ma, al contrario, un concreto modo di essere e di agire». Miele ringrazia consiglio e associati Asamar esprimendo il «fermo intendimento di mantenere, per il futuro, lo stesso impegno e la stessa determinazione a favore della prote- zione degli interessi della no- stra categoria professionale».

di Mauro Zucchelli wLIVORNO «Difficile che la rana non fugga se pensi di buttarla dentro a una pentola di acqua bollente. Noi invece rischiamo di finire come la rana che viene messa nell'acqua a temperatura normale e poi messa sul fuoco a bollire pian piano…». Anziché i padri del sindacalismo rosso, Simone Angella, dirigente della Filt Cgil settore porti, pesca l'apologo del filosofo-antropologo controcorrente Gregory Bateson per gettare lo sguardo su quel che sarà delle banchine di casa nostra: anche perché – dice – le cifre non ufficiali indicano un calo dei traffici «grossomodo nell'ordine del 15%». Ma c'è un'altra statistica che toglie il sonno a chi non vuole far la fine della rana bollita poco a poco: è quella che fotografa la situazione del lavoro (con oltre cento licenziamenti negli ultimi mesi). «Le avvisaglie di queste settimane – avverte Claudio Picchiottino, numero uno della Filt Cgil – fanno immaginare un orizzonte nero pece: finora ci si è arrangiati a tamponare le falle con gli ammortizzatori sociali. Ma le risorse per questo puntello fondamentale potrebbero esaurirsi già in aprile. Ve l'immaginate lo sconquasso sociale?». Già, perché la ripresa è un Ufo, idem le buste paga di 10-20 anni fa: ormai – giurano alla Filt – in concreto una bella fetta di salari non vale molto più di mille euro al mese, «e non di rado anche meno». Angella segnala che «ad esempio, all’Unicoop erano in 160 nel 2011 e ora sono 98, ma tutti in cassaintegrazione». E Bartoli, «uno dei pochissimi a non aver chiesto la “cassa”, ora ha attivato le procedure per 13 settimane per tutto il personale, 25 nell’impresa portuale e venti nella casa di spedizioni». E poi ci sono casi come la Cam, che faceva il ciclo dei “vuoti” in porto («ha lasciato l’autorizzazione in porto, si è spostata all’interporto») o il Tco («in attesa di decidere dove e come trasferirlo, bisogna fare miracoli attraccando a un metro dalla banchina perché altrimenti il fondale è troppo basso»). Anche là dove il lavoro c’è – sbotta Angella – capita che nella catena di fornitori e committenti «si rischi di far saltare cento posti di lavoro per 100mila euro di fatture non ancora pagate». E aggiunge: «Inaccettabile se è vero che le concessioni sono legate anche alla solidità finanziaria delle imprese. Ma l’Authority vigila abbastanza?». Più che nella pentola bollente sembra che la rana rischi di finire sotto lo schiacciasassi della crisi. «No, bisogna smetterla – dicono i due sindacalisti – di guardare alla crisi come a un alibi che copre tutte le magagne. In realtà, c’è un ritardo sul fronte dell’ammodernamento infrastrutturale e temiamo che l’Authority non prema abbastanza sull’acceleratore per spendere i propri soldi e i finanziamenti regionali». Non mischiamo le carte in tavola: è stata la Cgil l’unica a votare no sul nuovo Prg e in comitato portuale ha fatto fuoco a lungo anche sul piano operativo triennale (Pot). Picchiottino non ci sta: «Avevamo detto no al Prg in nome di esigenze di tutela dei lavoratori. Abbiamo avuto il patto per il lavoro e dunque diciamo: marciamo. Crociere e cargo? Basta con una discussione infinita, si colgano tutte le opportunità di lavoro. E comunque l’Authority ha accolto la nostra spinta perché si risolva la questione del ruolo della Porto 2000: ovvio che alla conquista da parte di privati preferiamo l’ingresso di Regione e enti locali». Sulla graticola finiscono anche le Ferrovie: ben vengano gli impegni del vertice Fs – affermano – ma la realtà dei fatti sta andando in ben altra direzione. «Calambrone è sostanzialmente smantellato, ha perso il 75% dei treni e la Darsena Toscana soffre. Di più: la divisione cargo è stata in pratica dimezzata con una nuova geografia delle sedi che penalizza la Toscana». Il sindacato chiede, insomma, uno scossone. Quattro dei primi 5 progetti del Pot sono in calendario per quest’anno («e i soldi sono già lì»): si tratta dei dragaggi della foce dello Scolmatore, del molo Italia nord, della Darsena Toscana, del secondo round all’imboccatura sud, delle porte vinciane. «L’accordo per chiuderle c’è – dice Angella – eppure restano aperte e da lì passa l’insabbiamento della Darsena Toscana». Colpa di cosa? «Forse del fatto che non si sa dove far finire le melme che si ammasserebbero sulle “porte”...». In quel caso così come per i dragaggi non è giusto aspettare che sia pronta la seconda Vasca di Colmata, dicono i due dirigenti sindacali («un patto con Piombino no?»). E aggiungono: «Se ci sono intoppi a Roma, – sottolineano Picchiottino e Angella – l’Authority lo dica e la città faccia quadrato insieme alla Regione: è indispensabile sbloccare ogni impasse, non possiamo star a aspettare che la crisi sia finita».


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