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La Nazione Elba - «Traghetti, tariffe agevolate per incentivare il turismo»

 

PORTOFERRAIO LE ASSOCIAZIONI BOCCIANO I «RINCARI»
Le «ricette» in una lettera all’assessore Ceccobao


— PORTOFERRAIO —
ASSOCIAZIONI di categoria sul piede di guerra dopo la richiesta di aumentare le tariffe dei traghetti inviata da Toremar alla Regione Toscana che a breve dovrà pronunciarsi (pare positivamente) sui rincari, comunque limitati ai soli non residenti. In una lettera aperta indirizzata all’assessore regionale Luca Ceccobao e alla compagnia di navigazione, Confindustria, Confesercenti, Confcommercio, Associazione Albergatori, Faita e Cna, criticano senza mezzi termini il primo anno di gestione “privatizzata” di Toremar e, pur prendendo atto “degli aumenti del costo del carburante e dell’aggravio Iva dovuto alle recenti normative europee” chiedono a gran voce di valutare, al posto del rincaro dei biglietti, “altre ipotesi correttive per far tornare i conti alla compagnia”. Il tutto suggerendo ad esempio «di prevedere tariffe agevolate e pacchetti sconto, soprattutto orientati verso la bassa stagione, per i nativi e per i possessori di seconde case sull’isola, che potrebbero essere incentivati a venire più spesso se il costo del traghetto fosse meno incidente, con positive ricadute economiche anche per il sistema commerciale e l’indotto del territorio».
PREOCCUPATE per le ripercussioni sull’economia locale, le associazioni di categoria chiedono un controllo più rigoroso sui costi di gestione di Toremar e, per far tornare i conti, non esitano a mettere sullo stesso piatto della bilancia logiche di mercato e diritti dei lavoratori. «Pur non avendo la presunzione di voler dare lezioni di economia all’armatore – affermano Confindustria, Confesercenti, Confcommercio, Associazione Albergatori, Faita e Cna - si rimarca come la maggior parte delle aziende italiane stia intervenendo anche sul contenimento delle spese per il personale dipendente, ottimizzando le risorse, riducendo gli organici, rivedendo i contratti sindacali e, se del caso, ricorrendo agli ammortizzatori sociali. Pur umanamente apprezzando gli accordi raggiunti con le parti sindacali, che hanno consentito tra l’altro il reintegro dei 54 lavoratori prima in stato di precarietà con la compagnia pubblica, e l’adozione di un contratto che prevede 15 giorni a terra e 15 in mare, alla luce di quanto sta avvenendo e della paventata eventualità di fallimento della società armatoriale, ci si chiede se non sia il caso di rivedere anche alcuni termini dell’accordo, se non sostenibili. Dispiace dire questo, ma non ci si può esimere dal far notare che gli interessi di carattere generale debbono avere la priorità su quelli di parte, e rilevare come un eventuale rincaro dei prezzi dei traghetti determinerebbe inevitabili ricadute negative per tutta l’isola» .


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