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Il Tirreno Elba - «Toremar riduca i costi e non tocchi le tariffe»

 

Protesta compatta delle associazioni di categoria contro la gestione di Onorato E spunta la proposta choc: «Precari reintegrati? Le aziende tagliano il personale»
 
TRAGHETTI»GUERRA SUI RINCARI
 
di Luca Centini PORTOFERRAIO Lo strappo tra le categorie economiche e Onorato si è consumato. Profondo, come forse non era mai accaduto sul territorio elbano. La richiesta di aumentare le tariffe inviata da Toremar alla Regione - nei prossimi giorni l’assessore regionale ai trasporti Luca Ceccobao formalizzerà gli aumenti, ha sollevato la protesta compatta di tutte le associazioni di categoria dell’isola (Confindustria, Confesercenti, Confcommercio, Albergatori, Faita e Cna). Una protesta che, in alcuni suoi tratti, è sembrata persino scomposta, quando le categorie sono arrivate a criticare il reintegro da parte dell’azienda di 54 lavoratori precari e a citare, pur di non alzare le tariffe, la cassa integrazione e la riduzione dell’organico come strada da intraprendere per la compagnia. In una lettera dura, inviata all’assessore Luca Ceccobao e alla stessa Toremar, le associazioni hanno bocciato sonoramente il primo anno di gestione della compagnia, passata con la privatizzazione nelle mani dell’armatore Vincenzo Onorato, già proprietario di Moby. «Un peccato originale che si ripercuote sulla vita degli isolani», hanno detto le associazioni riferendosi al percorso di privatizzazione, per poi analizzare nello specifico la richiesta di aumenti, ancora non inquadrata con delle cifre precise. Pur prendendo atto delle condizioni che hanno convinto la compagnia a chiedere gli aumenti - ovvero l’aumento dei costi per il carburante e l’introduzione dell’Iva non detraibile - le associazioni contestano in modo risoluto la via d’uscita individuata dalla società, basata sull’aumento delle tariffe per i non residenti. E i toni dello scontro si fanno particolarmente aspri, specialmente se si tiene conto lo scenario di questi giorni nei quali l’associazione Albergatori sta definendo la partnership con Blu Navy, altra compagnia presente sul porto, con il potenziale interessamento anche di altre associazioni. Nella lettera le categorie economiche chiedono misure di mitigazione, come pacchetti sconto e agevolazioni per proprietari di seconde case, utenti della bassa stagione e nativi. Ma le proposte sono accompagnate da critiche feroci alla gestione della società. «Come tutte le aziende italiane stanno facendo in questo momento economico delicato – si legge – si agisca in primis sul contenimento dei costi e sull’ottimizzazione dei processi produttivi, piuttosto che sull’aumento dei prezzi di vendita». Le associazioni tirano in ballo perfino il reintegro, avvenuto nei primi mesi di gestione Toremar, di 54 lavoratori precari e l’adozione per i lavoratori di un contratto che prevede 15 giorni a terra e 15 in mare. «Umanamente apprezziamo gli accordi raggiunti con le parti, ma ci si chiede se non sia il caso di rivedere quegli accordi, se non più sostenibili. La maggior parte delle aziende italiane sta intervenendo per contenere le spese del personale, ottimizzando le risorse, riducendo gli organici, rivedendo i contratti sindacali e, se nel caso, ricorrendo agli ammortizzatori sociali». Forse mai come stavolta le associazioni sono arrivate a contrapporre, mettendole sullo stesso piatto, le logiche di mercato con il tema, quanto mai delicato, dei diritti e dei contratti dei lavoratori stretti in passato con fatica. Occorre ricordare, inoltre, che la stabilizzazione dei precari attuata da Toremar, con il passaggio dei contratti a viaggio in contratti a tempo indeterminato, fu anche dettata da una necessità di mettersi in regola, dopo che alcune sentenze del giudice del lavoro avevano dato ragione ai marittimi che avevano fatto ricorso contro la compagnia. Un altro elemento che le associazioni prendono in considerazione per scongiurare gli aumenti tariffari è l’ipotesi di utilizzo, da parte della Regione, «del ribasso dell’8% – dicono le associazioni – che Moby praticò in fase di aggiudicazione della gara. Quella somma di tutto rispetto che la Regione risparmierebbe ogni anno potrebbe servire a colmare una parte dei maggiori oneri di bilancio in Toremar». Resta da capire, se davvero la Regione a distanza di un anno dall’aggiudicazione della gara girasse l’importo del ribasso nelle casse di Toremar, come potrebbe reagire il territorio elbano che, probabilmente, avrebbe tutte le ragioni per sentirsi ancor più beffato di come si sente adesso.


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