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La Nazione - Porti e cave, rabbia contro la Regione

 

«Arretrati per l’imposta beffa»
Confindustria: «Solo la Toscana ha pensato al balzello delle concessioni»
Pino Di Blasio

«E’ UNA CLAMOROSA gaffe normativa, una contraddizione con la legge regionale sulla competitività, perché penalizza i porti di interesse nazionale della Toscana. Gli emendamenti bipartisan presentati dal Pd e dal Pdl in Regione cercheranno di cancellare una sovrattassa non dovuta, che è stata applicata solo dalla Toscana in Italia. Con un accanimento fiscale straordinario, visto che la Regione vuole recuperare le somme non pagate dal 2006». E’ un attacco concentrico quello sferrato dai presidenti di Confindustria Livorno e Massa Carrara, Alberto Ricci e Giuseppe Baccioli, contro una serie di aumenti previsti nella finanziaria regionale. Che, dati alla mano, colpiscono in particolar modo le due province, dove gravitano la maggioranza delle 6.790 imprese toscane e dei 35.736 addetti del settore logistica e portuale. «Siamo l’unica regione che ha previsto prima la sovrattassa regionale sull’imposta demaniale per le concessioni marittime rilasciate dalle autorità portuali - elencano i due presidenti - e poi l’ha addirittura aumentata dal 15% al 60%. Come se non bastasse, la Regione ha deciso che le imprese devono pagare anche gli arretrati. E siccome le imposte non prescritte partono dal 2006, sono arrivate alle imprese le richieste di pagamento».
C’era solo un’altra regione in Italia che aveva previsto questo canone aggiuntivo a carico delle imprese portuali, le Marche. Che però, a settembre dell’anno scorso, ha deciso di cancellarla. «Per le imprese della provincia di Massa Carrara - spiega Baccioli - l’impatto della finanziaria regionale, della pressione fiscale sulle cave e sulla logistica portuale, è più pesante che altrove. Per il solo porto di Marina di Carrara si parla di un milione di euro di esborso in più. Per non parlare dell’aumento dello 0,92% dell’Irap, che tocca anche le imprese estrattive, assimilate a quelle manifatturiere. Paradossalmente, da un lato la Regione eroga contributi per alleviare i danni delle alluvioni; dall’altro si riprende le risorse con la finanziaria». Anche le imprese che gravitano nei porti di Livorno e Piombino sono sul piede di guerra, soprattutto per la richiesta degli arretrati. «Rischiamo il collasso e la perdita di tanti posti di lavoro - ribadisce Ricci - perché non siamo competitivi nè con La Spezia e Civitavecchia, nè tantomeno con i porti del Mediterraneo. Gli emendamenti che puntano alla cancellazione della sovrattassa saranno sicuramente accolti. Ma resta la beffa degli arretrati di un’imposta regionale contestata anche dai ministeri, che solo la Toscana si ostina a voler riscuotere».


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