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Il Tirreno Piombino - Lucchini, respinta l'offerta Klesch
Per banche e Cda si avvicina sempre di più la scelta di chiedere al governo il commissariamento dell’azienda
SIDERURGIA »GIORNI DECISIVI
di Giorgio Pasquinucci PIOMBINO L’offerta Klesch per l’acquisizione della Lucchini è stata respinta. Questo, secondo fonti finanziarie qualificate, è l’esito dell’incontro di ieri tra l’advisor Rothschild, le principali banche creditrici, una parte del Cda Lucchini e i rappresentanti del Fondo d’investimenti svizzero, l’unico soggetto aver manifestato e interesse per lo stabilimento di Piombino. È stata un’altra giornata lunga, ricca di tensioni e caratterizzata dai silenzi ufficiali sia di Rothschild che dell’azienda, come se a tutta questa vicenda non fosse legato il futuro di oltre 4mila lavoratori che da due anni ormai stanno vivendo una situazione di drammatica incertezza. Una riservatezza che già nel pomeriggio faceva presagire che l’accordo non sarebbe stato trovato. Solo qualche voce di corridoio lasciava intendere che l’interesse di Fondo svizzero per la Lucchini si è assai raffreddato, non solo per le difficoltà dell’impresa finanziaria ed industriale, ma anche per un contesto ambientale non favorevole. È questo si può capire bene se si torna alle poche cose trapelate sulle intenzioni di Klesch durante l’incontro tra Rothschild e i sindacati a Milano, presente anche il responsabile del rischio del Cda Lucchini Maurizio Ria. Le condizioni per l’intervento del Fondo erano state praticamente già indicate. Disponibilità ad acquisire i laminatoi e costruire un’acciaieria elettrica, realizzare un intervento di tipo residenziale nelle aree a caldo da dismettere e bonificare una volta realizzato il forno elettrico. Ipotesi che a Piombino hanno subito incontrato il parere negativo dei sindacati e del sindaco Anselmi. Sgombrato il campo da Klesch resta dunque solo da capire quale sarà la prossima mossa del Cda. Rotshschild e banche dovranno infatti rispettare l’impegno preso lunedì scorso davanti al sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti a chiudere in fretta la vicenda Lucchini. E potrebbero farlo gettando subito la spugna per chiedere l’amministrazione straordinaria ai sensi della legge Marzano, oppure puntare su un altro passaggio al ministero per trattare in qualche modo le condizioni o ricercare qualche altra via d’uscita. Fermo restando che è a questo punto assai improbabile, senza un piano industriale (che avrebbe potuto essere quello di Klesch), tentare la via del concordato in continuità che richiederebbe lunghe procedure per arrivare di nuovo ad un’ omologa in tribunale. Oltre Klesch, altri soggetti interessati alla Lucchini non ci sono in campo. E anche il Fondo giapponese di cui si è parlato durante l’incontro tra il Cda e il presidente della Regione Rossi, si è dileguato nel giorni si pochi giorni. I toni del comunicato emesso lunedì dal ministero fanno chiaramente intendere che i tempi per tentare di ricercare un altro possibile acquirente sono scaduti. «Il protrarsi di una situazione di incertezza rende ancor più difficile il futuro dello stabilimento e dell’intero Gruppo Lucchini», aveva detto De Vincenti chiedendo alle banche una decisione in tempi strettissimi . Spetta solo al Cda, tuttavia, optare per l’amministrazione straordinarie. Se così fosse, il governo avrebbe campo libero per nominare un commissario, con il compito di assicurare la continuità produttiva, predisporre entro sei mesi un piano industriale e trovare un soggetto imprenditoriale in grado di realizzarlo. Ed è questa l’ipotesi sostenuta sia dai sindacati che dal sindaco Gianni Anselmi.
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