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La Nazione Livorno - Dipendenti Authority, storico sciopero

 

«Non restituiremo i soldi al Governo»
La protesta ha coinvolto dirigenti e tecnici. Motivi tecnici e di principio
di ANTONIO FULVI


— LIVORNO —
IN QUASI vent’anni di storia, è la prima volta che i dipendenti dell’Autorità portuale scioperano. Una giornata intera di blocco, sia a palazzo Rosciano che nelle varie dipendenze, con tanto di assemblea generale che martedì aveva deciso all’unanimità di aderire alla protesta nazionale. Per tutta la giornata di ieri lo sciopero ha coinvolto dirigenti e impiegati, autisti e tecnici. Non risulta ci siano state deroghe.
LO SCIOPERO, che peraltro il porto ha sentito poco perché l’Authority non ha funzioni operative giornaliere, ha motivazioni sia economiche sia di principio. La protesta parte da una sentenza della Corte dei Conti che ribadisce l’applicabilità anche alle Autorità portuali dei decreti sulla spendine review, in particolare rendendo illegittimo il contratto nazionale di lavoro e i successivi contratti integrativi; e chiedendo per di più al personale la restituzione di tutti gli aumenti percepiti negli ultimi due anni sulla base dei contratti in questione.
IN TERMINI economici, significa che ogni dipendente dovrebbe restituire allo Stato da 1.000 a 6.000 euro: un significativo salasso sopratutto in questo periodo di crisi generale. Sul piano di principio, sottolineano con una nota i sindacati di settore, «la cancellazione del contrato nazionale di lavoro dei porti aprirà una completa deregulation del lavoro in banchina, rendendo così possibile l’applicazione di leggi tipo la Biagi e consentendo l’introduzione dell’autoproduzione tanto desiderata da alcuni armatori». Quello dell’autoproduzione è il nervo dolente dei sindacati dei porti: ed pè stato chiamato in causa nello sciopero in questione anche per ottenere la solidarietà dei portuali, che contro l’utilizzo degli equipaggi delle navi per i lavori di sbarco, imbarco e rizzaggio si battono da anni. Lo sciopero di ieri, sempre secondo le fonti sindacali (hanno aderito Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti) è solo il primo atto di una battaglia che si preannuncia lunga: e che cercherà di coinvolgere anche gli altri lavoratori dei porti, fino a ipotizzare il blocco totale delle banchine e delle navi sugli scali marittimi.
TRA LE INIZIATIVE che vanno maturando, c’è anche quella di far partire una serie di ricorsi firmati dai singoli dipendenti delle Autorità portuali presso il giudice di pace. In alcuni porti i ricorsi sono già stati firmati, con l’appoggio anche dell’associazione Assoporti che ha chiesto sul tema un incontro con il viceministro Ciaccia.


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