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La Nazione Piombino - Indal 2000, la responsabilità di un'impresa che affronta la crisi giocando all'attacco

 

Il professor Matacena: «Un nuovo tipo di capitalismo alternativo ai vecchi modelli»


— SUVERETO —
SE C’È un lato positivo durante una crisi, è che, in momenti come questo, nascono nuove idee. Per uscire da una situazione di difficoltà generale non basta fare un po’ meglio, serve un salto di qualità, bisogna esplorare nuovi territori, bisogna cambiare paradigma. Ed è quello che sta facendo Indal 2000, la società specializzata nella distribuzione di prodotti alimentari di qualità attraverso la trasformazione in Spa e l’apertura al territorio tramite le azioni privilegiate.
«NON si tratta solo di una operazione finanziaria — spiegano il presidente del Cda Stefano Lazzeri, e i consiglieri Alessandro Pacchini e Fabio Serini — ma è la definizione di una nuova impresa che va oltre i soci originari. Coinvolgendo clienti, dipendenti, fornitori, cittadini e altre imprese del territorio crediamo che si possa creare un soggetto più forte per affrontare le sfide del mercato nell’interesse di tutti». In sintesi si dice «responsabilità sociale» dell’impresa. Un concetto che verrà illustrato nel convegno di stamani (presenti anche le telecamere delal Rai) dal professor Antonio Matacena.
«IN PASSATO — spiega il professore — la responsabilità sociale delle imprese aveva due connotazioni ben precise. Dai primi del ’900 fino al termine degli anni ’70 avevamo sostanzialmente due tipi di capitalismo: uno tedesco (alsaziano renano) l’altro fordista (manageriale). Per il modello tedesco l’impresa è un bene di utilità collettiva, che deve durare nel tempo in cui si arriva anche ad una sorta di cogestione. Sono imprese familiari bancocentriche. Il modello fordista manageriale invece ha come obiettivo utelare la libera concorrenza, gli azionisti.. C’è sì l’obiettivo di remunerare azionisti e garantire la continuità dell’impresa. In questo caso la responsabilità sociale è accettata, ma non è un elemento del fine, ma di governo dell’impresa. E’ un sistema borsa centrico. Alla fine deghli anni Settanta nasce il «Turbocapitalismo». Cambia l’obiettiovo dell’impresa: creare il valore per gli azionisti a breve. Cambia la governance. Alcuni azionisti dirigono l’impresa, si punta al guadagno massimo, ma solo per alcuni azionisti. Esplode un processo di finanziarizzazione con un’enorme massa di denaro rispetto al valore intrinseco della produzione. Tutto questo va in tilt il 16 settembre 2008 con la crisi finanziaria esplosa negli Stati Uniti. In Italia ora stanno emergendo due tipi di capitalismo alternativo, le imprese cooperative e le imprese di territorio, incardidante sul territorio». «E noi — osserva Fabio Serini di Indal 2000 — siamo un’impresa legata al territorio che fa del radicamento la sua ragione sociale».
Luca Filippi


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