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La Nazione Piombino - Le banche al contrattacco sul debito per evitare il commissariamento

 

PIOMBINO LUCCHINI, IERI A ROMA L’INCONTRO DI ROTHSCHILD AL MINISTERO

— PIOMBINO —
ACCIAIERIE: entro fine mese il ministero dello sviluppo economico vuole conoscere il piano di vendita Lucchini. Intanto le banche avrebbero emesso strumenti finanziari partecipativi per ridurre l’impatto del debito. E ieri sindacati e lavoratori hanno effettuato uno sciopero di cinque ore con un presidio davanti alla portineria per ribadire il no allo smantellamento dell’area a caldo e la volontà di puntare sull’amministrazione controllata con un commissario nominato dal governo. Un percorso che e il Cda Lucchini ha risposto di non essere intenzionato a percorrere. Anche la lettera del sindaco Anselmi al Monte dei Paschi per convincere le banche a indirizzarsi verso questa soluzione ha avuto come risposta un no del presidente Profumo – come abbiamo scritto ieri: «Le banche rispondono agli azionisti, non possono agire su criteri di generosità».. E un no all’amministrazione controllata sembra che sia stato ribadito anche all’advisor Rothschild ieri durante l’incontro con il ministero. Un no per mancanza di requisiti, si ritiene che l’azienda possa uscire da sola dalla situazione di crisi.
A QUESTO punto il ministero ha riconfermato quanto aveva detto ai sindacati lunedì scorso e all’advisor avrebbe chiesto entro fine mese di conoscere nel dettaglio un eventuale piano di vendita dopo la manifestazione di interesse da parte della svizzera Klesch. Intanto la notizia dell’emissione degli strumenti finanziari partecipativi sottoscritti dal pool delle banche creditrici - anticipata da «Milano Finanza» - spiega come gli istituti creditori preferiscano un rifinanziamento dell’azienda rispetto al commissariamento dell’azienda. Sembra infatti che ci sia stata una conversione di una prima tranche da 5,49 milioni di euro. Avrebbero aderito i principali creditori del gruppo: Monte dei Paschi di Siena (1,12 mln), Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare di Milano, Banca Nazionale del lavoro, Natixis, Centrobanca, Banca Popolare, Cassa di Risparmio di Firenze, Credito Bergamasco e Bnp Paribas, mentre Mediobanca invece avrebbe deciso di procedere a una remissione parziale del debito.
L’AMMINISTRATORE delegato di Lucchini, Chindemi, però avrebbe riferito che per riprendere l’operatività in modo da poter attrarre qualche nuovo partner bisognerà procedere a una riconversione del laminatoio in tecnologie elettriche. Operazione osteggiata da sindacati e lavoratori che richiederebbe 200-300 milioni di euro di investimenti. Soldi però che in mancanza di un azionista attivo le banche non sono disposte a versare. Come è noto il fondo svizzero Klesch presenterà un’offerta completa alla fine del mese, data entro la quale probabilmente il Cda dovrà comunque prendere una decisione.


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