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La nazione Livorno - Fallimento De Tomaso

 

PRANZO DI LAVORO IN UN RISTORANTE DI VIA CAMBINI
Gian Mario Rossignolo in città nel giorno dell’arresto del figlio
di MONICA DOLCIOTTI


— LIVORNO —
GIAN MARIO Rossignolo, ex presidente della casa automobilistica De Tomaso fallita a luglio e nel mirino della Procura Torinese per truffa aggravata in relazione ad un finanziamento pubblico otttenuto, secondo l’accusa, con falsa fidejussione, ieri era a Livorno. Attorniato dai suoi legali, tra i quali Massimo Girardi, si è presentato in città «per le vicende legate alla procedura fallimentare della De Tomaso» ci ha confermato l’avvocato Girardi. Ed si è limitato ad aggiungere: «Altro non posso riferire per ora». E Gian Mario Rossignolo, al termine del pranzo insieme ai legali che si è tenuto in un noto ristorante di via Cambini: «Sono molto provato per le ultime vicende (l’arresto ieri mattina anche del figlio, ndr). Non mi posso pronunciare ulteriormente comunque sia. La riservatezza è d’obbligo ora. Bisogna comprendere». Ha anche confermato le ragioni della sua presenza a Livorno: «Sono qui per il fallimento della De Tomaso».
ROSSIGNOLO senior, dopo gli arresti domiciliari comminatigli a luglio dalla Procura di Torino che lo ha indagato per truffa aggravata finalizzata al conseguimento di fondi pubblici destinati ai corsi di formazione delle maestranze negli stabilimenti di Torino e Livorno, ora ha il solo obbligo di firma. Ieri era visibilmente provato. Ha accusato l’ultimo colpo che la magistratura di Torino ha inferto alla sua famiglia: l’arresto del figlio Gianluca. La Guardia di finanza ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Torino. L’arresto è collegato all’inchiesta sui contributi pubblici erogati dal ministero del Lavoro e destinati a corsi di formazione per il personale della De Tomaso. I corsi sono naufragati sul nascere. Gianluca Rossignolo è così accusato di avere svolto un ruolo chiave nel rilascio della polizza fideiussoria servita come garanzia per il finanziamento pubblico di circa 7 milioni e mezzo di euro finalizzato alla riqualificazione dei lavoratori che avrebbero dovuto produrre l’auto sportiva di lusso Deauville presentata al salone di Ginevra nel 2011.
I PUBBLICI MINISTERI contestato a Gianluca Rossignolo di aver intascato parte del denaro ricevuto con il finanziamento pubblico. Mentre un’altra parte sarebbe stato subito girato a Christian Limonta, professionista della provincia di Bergamo, finito anche lui in manette a luglio. La cifra girata da Rossignolo a Limonta serviva come compenso per la mediazione con la finanziaria che aveva concesso la polizza fideiussoria a garanzia del Ministero del lavoro.
Per riqualificare i lavoratori l’azienda di Rossignolo ottenne 7,5 milioni di euro dal Ministero del Lavoro, come prima tranche di un finanziamento previsto di oltre 19 milioni. Ma secondo la denuncia dei sindacati alla procura di Torino i corsi avrebbero coinvolto solo una settantina di addetti tra gli stabilimenti di Torino e Livorno e sarebbero durati pochi giorni.


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