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Il Tirreno Piombino - Lucchini, il concordato per non fallire

 

Proficuo incontro tra il sindaco Anselmi e i ministri Passera e Clini. La vicenda ora è nella mani dell’azienda e del governo
 
LA CRISI»NUOVI SCENARI
 
Tagli e proteste per i contratti di solidarietà
 
Il sindaco Asnselmi Personalmentepreferisco una scelta che veda protagonista lo Stato, che accompagni una soluzione industriale e la possibile vendita
 
Contratti di solidarietà considerati in parte discriminanti per il reparto ecologia dell'Arcelor Mittal. Problemi che sarebbero nati dopo i cambiamenti dal primo ottobre scorso. «Quando tutto è cambiato» lamentano alcuni dipendenti. «Un reparto di ecologia è stato chiuso – spiegano – mentre l'altro è ancora esistente. Sono comunque stati tolti tutti gli operatori». Chiamati singolarmente dalla dirigenza gli operai, si ricorda «a differenza dei capoturni che hanno fatto insieme una riunione». Problemi che riguarderebbero un totale di 6 persone con i rimpiazzati «e inseriti i capoturno e i tecnici a turno che facevano parte di altri reparti. Col risultato che loro lavorano il 90% , quasi a tempo pieno, mentre gli altri operatori il 90% sono a casa (lavorano due giorni al mese a contratto di solidarietà)». La domanda è un sola, «ci si deve aspettare un prossimo licenziamento?». Il problema è stato presentato ai sindacati , ma «l'idea è non creare polemiche». «Anche a livello psicologico una sorta di discriminazione. Va cambiato il termine di contratti di solidarietà» concludono.
di Giorgio Pasquinucci PIOMBINO Evitare il fallimento della Lucchini è la prima preoccupazione ieri al centro del colloquio di circa un’ora che il sindaco Anselmi ha avuto con i ministri dello Sviluppo economico Passera e dell’Ambiente Clini. Due le possibili alternative. La prima è quella di aprire un concordato, sulla base della legge fallimentare, gestito direttamente dal management dell’azienda. L’altra, meno soft, è l’amministrazione controllata sotto la guida di un commissario di governo che traghetti l’azienda verso un possibile acquirente. Tra le due la prima ipotesi consentirebbe meglio di tutelare gli interessi dei creditori (banche e imprese d’appalto). La seconda comporterebbe maggiori vincoli per le banche, che nel marzo scorso hanno accettato di rimodulare un debito che ammontava a 770 milioni. Il ministro Passera e il suo staff tecnico si sono impegnati a definire in tempi rapidi la soluzione migliore da adottare per salvaguardare la continuità produttiva dell’azienda. «È chiaro – sostiene il sindaco Anselmi – che a questo punto la vicenda Lucchini è nelle mani di azienda e governo. Quello che ci preme è che si ricerchi in tempi ragionevoli una condizione che favorisca la vendita dello stabilimento». La Lucchini sta perdendo circa 15 milioni al mese, come ha ufficialmente dichiarato nei giorni scorsi il Cda, e si appresta a presentare il bilancio annuale con un Ebitda (margine operativo lordo prima degli ammortamenti, interessi passivi e tasse) in rosso di 170 milioni. «In questo quadro difficile il primo obiettivo – sostiene Anselmi – è quello di evitare un fallimento che rischierebbe di creare problemi all’occupazione e al patrimonio commerciale dell’azienda». Non nasconde, il sindaco, la sua preferenza per «un protagonismo dello Stato che accompagni soluzioni industriali sostanziose». Secondo alcune fonti la Lucchini avrebbe, anche se non formalmente, sottoposto un piano al ministero, prospettando un piano industriale basato su due possibili scenari, uno che prevede il mantenimento dell’area a caldo, l’altro che, pur mantenendo in funzione l’altoforno in attesa di decidere la sua sorte entro il 2014, la realizzazione di un’acciaieria elettrica. È probabile che di tutto questo si discuta già a partire dal prossimo incontro al ministero dello Sviluppo fissato per giovedì prossimo, al quale parteciperanno anche azienda e sindacati. I due ministri, a quanto riferisce il sindaco, hanno prestato la massima attenzione ai problemi aperti sul territorio. Sui problemi dell’energia, hanno ricordato il recente decreto che prevede facilitazioni per le aziende particolarmente energivore, come la Magona. Così sulle bonifiche per le quali, ha ricordato Clini, il governo ha approvato una semplificazione delle norme. Ma il ministro dell’Ambiente si è anche preso l’impegno a riattivare il tavolo sul Sito di interesse nazionale di Piombino, convocando in tempi brevi tutte le aziende interessate. La direzione sollecitata da Anselmi è quella di fare una ricognizione su tutti i finanziamento messi a disposizione dagli accordi di programma, stralciando quello di Bagnoli e di rivedere il progetto a suo tempo predisposto dal ministero. E nello stesso senso va la riunione che si terrà domani in Regione, alla quale oltre al sindaco parteciperà anche il presidente dell’Autorità portuale Guerrieri, per dare concretezza alle proposte di riperimetrazione del Sin. L’obiettivo è di rivede il tipo di intervento da eseguire rispetto al grado di contaminazione dei suoli. «Dalla crisi – sostiene Anselmi – non si esce solo col tentativo di risolver le singole vicende, ma con un strategia che restituisca al territorio i fondamentali per il suo sviluppo». Anche per questo ha accolto con soddisfazione l’attenzione che il ministro Passera (responsabile anche delle Infrastrutture) ha riservato alle vicende del prolungamento della 398 fino al porto.


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