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Il Tirreno Livorno - Mtm, fabbrica dimezzata Rischiano il posto in 70

 

Il sindacato teme il contagio alle altre fabbriche: autunno da incubo «Da qui a fine anno c’è il pericolo di una valanga di 150-180 licenziamenti»
 
LA CRISI DELL’AUTO»INDUSTRIA NEI GUAI
 
Istituzioni in campo l’altolà di Kutufà e Bacci
 
PEDINI (CGIL) L’azienda ha risposto picche alle proposte che il fronte sindacale ha avanzato: punta alla linea dello scontro
MIRABELLI (PD) La crisi è difficile ma è possibile ottenere ulteriori periodi di cassa integrazione evitando soluzioni traumatiche
 
Le istituzioni locali scendono in campo sul caso Mtm-Brc: lo fanno in tandem il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà (prima foto sotto il titolo) e il sindaco di Collesalvetti, Lorenzo Bacci (seconda foto sotto il titolo). Con un obiettivo prioritario: dare l’altolà alle procedure di licenziamento. Entrambi si dicono «fortemente preoccupati per le difficoltà» che attraversa la fabbrica Mtm a Guasticce e «fanno appello alle parti, e specificatamente all'azienda, perché siano ricercate le soluzioni che consolidino sul territorio il maggior numero di possibile di posti di lavoro e consentano, altresì, di utilizzare in pieno gli ammortizzatori sociali». Kutufà e Bacci ricordano che questa è «una fase che vede il territorio già così penalizzato dalla crisi economica»: bisogna «evitare procedure di licenziamento» guardando alla «aspettativa di una ripresa generale del mercato delle auto, ed in particolare del segmento degli impianti a gas». All’assessore provinciale al lavoro Ringo Anselmi è stato affidatla mediazione per «ricercare la soluzione che risponda alle attese dei lavoratori e di tutta l'area, confidando sulla responsabilità sociale dell'impresa».
di Mauro Zucchelli GUASTICCE Mai stato così in difficoltà il mercato dell’auto e già da mesi nelle fabbriche della componentistica auto si drizzavano le antenne per capire se la diga dell’occupazione avrebbe retto anche di fronte alla tempesta delle mancate vendite: il sindacato parla di «ordinativi in caduta libera un po’ in tutta l’industria che ha a che fare con l’auto». E adesso sotto gli occhi di tutti si è aperta una crepa che minaccia di diventare una falla: alla Mtm-Brc, l’industria che all’interporto si occupa dell’installazione del gpl a bordo di auto nuove, è in bilico il posto di più della metà dei 133 addetti. Colpa anche della mancata proroga delle agevolazioni per chi sceglie motorizzazioni a gpl o metano. Tradotto: a rischio 70 posti di lavoro. Già avviate le procedure per arrivare ai licenziamenti, entro pochi giorni scadrà il tempo per giungere a una intesa ma «finora – afferma Enrico Pedini (Cgil) – l’azienda ha risposto picche alle proposte dal fronte sindacale e punta alla linea dura». Secondo quanto riferiscono fonti sindacali, l’azienda ha promesso incentivi ai lavoratori che accettano di collocarsi in mobilità volontaria e altri importi a chi lo farà in un secondo tempo ma ha detto che da qui a fine anno vuol chiudere il match e non esclude affatto soluzioni traumatiche. Quel che non quadra è il fatto che «risulta socialmente insostenibile la strada dei licenziamenti collettivi quando è ancora possibile usufruire della cassa integrazione», dice Federico Mirabelli, responsabile Pd del settore lavoro, che insieme a Paolo Borghi, responsabile del settore sviluppo, e a Ilio Pancanti, segretario del circolo componentistica auto, ha incontrato una delegazione di lavoratori. Non basta: se l’azienda insisterà sulla strada dei licenziamenti, oltre alle conseguenze dirette sui lavoratori della Mtm-Brc, – aggiunge il dirigente Pd – «rappresenterebbe un segnale negativo per l’intera area livornese». È per questo che il Pd chiama in causa la Regione insieme al Comune di Collesalvetti e alla Provincia perché aprano un tavolo di confronto con la direzione Mtm-Brc per «valutare soluzione diverse dai licenziamenti», a cominciare da ulteriori periodi di cassa integrazione. Dalla trincea del sindacato, Pedini mette nero su bianco numeri pesanti. «Rischiamo di trovarci a fine anno con una situazione choc: fra Inalfa e altri stabilimenti, corriamo il pericolo di veder materializzare l’incubo di 150-180 licenziamenti».


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