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La Nazione Rosignano - Acqua, Solvay dice no al dissalatore

 

ROSIGNANO LA MULTINAZIONALE RISPONDE ALLE ACCUSE SULLE RISORSE IDRICHE
«Il fiume in secca non è colpa nostra»
di CINZIA GORLA


— ROSIGNANO —
«RESPINGIAMO le accuse di prosciugare il fiume Cecina, ne usiamo sei milioni di metri cubi, dunque circa il 5% non il 48% di cui veniamo accusati. E ci domandiamo perché sprecare risorse per dissalare, quando ci sono 138 milioni di metri cubi annui che dal Cecina finiscono in mare? Meglio cercare di utilizzare l’acqua dolce prima che arrivi in mare invece che prenderla salata e dissalarla, in un contesto di sostenibilità. Non vogliamo prelevare, ma ragioniamo sull’idea di valorizzare quest’acqua. Non ha senso parlare di dissalatore». Questo dirà dopodomani Solvay nel tavolo regionale in cui anche di dissalatore si discuterà dopo che la Regione ha annunciato la posizione favorevole e di aver commissionato studi per analizzarne le nuove tecnologie.
GIOCA d’anticipo dunque e dice no al dissalatore il direttore Michèle Huart, rifacendosi ancora a quello studio del 2003 che ne evidenziava impatto ambientale e costi alti, e dunque prodotti con costi non competitivi, nell’inedita conferenza stampa, con la Huart, Stefano Piccoli, Raffaele Calabrese, Antonello De Lorenzo. In cui, partendo dalle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, «che aggiunta all’emergenza idrica, e ai provvedimenti amministrativi ci costringe a rivedere l’assetto degli impianti e l’organizzazione per la riduzione delle produzioni e questo penalizza la competitività dello stabilimento», Solvay ha spaziato a tutto campo. Passando da crisi idrica, lago di Santa Luce «realizzato per farne una riserva di approvvigionamento idrico privilegiando l’acqua di superficie.
L’ARGILLA? Viene da monte e dovremo analizzare il problema che è comune a tutte le dighe». E poi Progetto Rosignano, il no di Volterra e il rinnovo di Cecina e Poppiano «abbiamo rispettato la nostra parola non solo sospendendo la cassa integrazione, ma anche trasformando in indeterminato i contratti a tempo determinato di alcuni giovani. La nostra attività non può prescindere dal proseguimento delle attività estrattive».
RIORGANIZZAZIONE interna a via Piave in atto, ambiente e sicurezza. Respingendo «gli allarmismi ingiustificati: un principio d’incendio a luglio è diventato grosso incendio, inoltre non esiste come è stato detto un micidiale impianto di arsenico». Sottolineando un’attività di «consolidamento» dello stabilimento che certo non è rilancio industriale. Snocciolando per la prima volta i dati del consumo idrico. Eccoli. Il 90% dell’acqua impiegata per i fabbisogni industriali è di mare. Del 10% di acqua dolce, corrispondente a 700 metri cubi l’ora, il 5% arriva dall’impianto Aretusa, che tratta l’acqua dai depuratori di Cecina e Rosignano, l’altro 5% è acqua di falda «acqua pregiata di cui non possiamo fare a meno che, grazie agli investimenti fatti per i nostri impianti, è passata da sei milioni a meno di un milione di metri cubi annui».
AGGIUNGENDO come in estate le infrastrutture idriche dell’azienda permettano al gestore pubblico di far fronte agli usi civili. «I nostri prelievi non generano una diminuzione dell’acqua potabile in Val di Cecina». Ambiente e sicurezza. Solvay nel sottolineare «operiamo in maniera socialmente responsabile nel pieno rispetto delle norme», punta il dito su sei milioni spesi nell’ultimo biennio per il miglioramento della rete di scarichi idrici. E sul sale. «Gli abitati di Saline sono in sicurezza».


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