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La Nazione Livorno - lunedì - «Più traffici, ma vogliamo spazio»

 

PORTO IL NUOVO ASSETTO SOCIETARIO DEL TERMINAL CALATA ORLANDO SI FA AVANTI
Roberto Alberti: «In queste condizioni non riusciamo più ad operare»


— LIVORNO —
CAMBIA tutto nel Terminal Calata Orlando. E non solo la maggioranza azionaria che, come abbiamo scritto due giorni fa, ha visto l’uscita del socio Cilp (la Compagnia-impresa dei portuali) e la maggioranza assoluta del 55% assunta dalla Terminal Rinfusi livornese. Cambia tutto perchè la volontà della nuova compagine sociale ha due priorità: allargare le tipologie di traffici e specialmente avere più spazi per operare. «Perchè dove siamo adesso — dice Roberto Alberti, presidente della Spedimar e diventato personalmente uno dei soci più forti del Tco — non riusciamo più ad operare. La calata Orlando non solo è diventata inadatta ai rinfusi da quando subito sottovento operano le navi da crociera, ma ci impedisce ogni acquisizione di nuovi traffici. Già oggi gli stessi rinfusisti si contendono ogni metro quadrato, mettendosi in difficoltà». La soluzione sembrava da tempo scontata: il trasferimento sulla radice della sponda Est della Darsena Toscana, la dove ci sono le aree (incolte) della ex Seal. Ma la recente richiesta all’Authority portuale di due società, rispettivamente per un insediamento industriale (bio-carburanti) e per la movimentazione e l’assemblaggio di carpenteria, rischia di rimettere tutto in gioco. L’Authority a dire il vero ha risposto che il processo conoscitivo sulle due richieste è appena iniziato e peraltro ci potrebbe essere spazio per tutti.
MA ALBERTI ha i suoi dubbi. «Quell’area è già troppo parcellizzata, tanto che chi ci opera cerca spesso di rosicchiare qualche metro quadro ai vicini. Dubito che si riesca a mantenere il progetto di trasferirvi il Tco con gli spazi e la banchina necessari, concentrandovi anche le imprese che hanno presentato le nuove istanze. Certo, si tratta di istanze interessanti, possono portare lavoro e traffici. Ma non per questo dobbiamo prolungare all’infinito una soluzione per il Tco che è una realtà consolidata da decenni e in questo continuo procrastinare il trasferimento rischia davvero tutto». Alberti conferma anche che il Terminal intende rilanciarsi e cerca nuove tipologie di traffici oltre ai rinfusi. «Ma finchè non avremo aree a sufficienza, dove investire anche su nuovi mezzi e nuove metodologie — dice — possiamo far poco. Ora la banchina del Tco offre un fondale che non supera gli 8,5 metri e ci limita anche nelle dimensioni delle navi, impedendo economie di scala fonsamentali per i rinfusi. Ma il problema maggiore è la carenza di aree dietro la banchina: siamo stretti sulle navi da crociera, che a loro volta non gradiscono certo la vicinanza con i mucchi di caolino ed altri materiali che spolverano. Dobbiamo andarcene se vogliamo crescere». Crescere significa avere gli spazi anche per nuovi traffici. Si è parlato di estendere la ricerca ai forestali ma c’è già qualcosa che arriva nella carpenteria. E si sta chiudendo una promettente trattativa per rotabili con l’Algeria. Purchè arrivino anche le aree.
Antonio Fulvi


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