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La Nazione Livorno - sabato - La «Compagnia» assetata di soldi vende la quota della Calata Orlando

 

Ne deteneva il 25%. L’assemblea dei soci ha già ratificato la decisione
di ANTONIO FULVI


— LIVORNO —
LA VENDITA di alcuni degli storici «assets» della Compagnia-impresa dei portuali per far cassa è uno dei temi del momento. E dopo la cessione, avvenuta ormai da svariati mesi, della maggioranza del terminal darsena Toscana, tutto pensavano che l’immobiliare del Faldo fosse la prossima mossa. Invece a sorpresa, ieri la Cilp ha confermato di voler vendere tutta la sua partecipazione nel Terminal Calata Orlando (Tco) ,cioè la sua quota azionaria del 25%. L’assemblea dei soci ha ratificato la decisione. Gli acquirenti sono tutti interni allo stesso Tco: cioè la Terminal Rinfusi del Mediterraneo, che acquisisce in questo modo la maggioranza assoluta del Tco con il 55% delle quote, e il gruppo di spedizionieri che fa capo al presidente della Spedimar Roberto Alberti, anch’egli con quota personale, che passa al 20%.
RIMANE il restante 20% delle quote all’unico socio che non è locale, cioè la società Mineraria emiliana, che rilevò a suo tempo le quote dell’ex portuale Politi. L’operazione dovrà essere completata nei prossimi giorni con la forma ufficiale dal notaio. Ma salvo sorprese, viene considerata conclusa. Importante è anche la decisione della Compagnia portuali di uscire totalmente da quello che è stato uno dei primi terminal compartecipati al tempo di Italo Piccini. Un terminal che, specializzato in rinfusi dalle caratteristiche tutte legate alla produzione di piastrelle, ha avuto anni di grande successo, ma che negli ultimi due anni con la crisi dell’edilizia ha visto ridursi drasticamente i suoi margini di guadagno, fino a ridimensionare anche il valore delle sue quote.
MOLTI si chiedono infatti quanto serva oggi alla Cilp, che è alla disperata ricerca di danaro fresco, aver venduto una compartecipazione che non può certo aver risolto i suoi problemi. Facile avanzare altre ipotesi, che coinvolgono le strategie prossime della stessa Cilp: è noto infatti che il terminal Tco è nel mirino della pianificazione dell’Autorità portuale essendo destinato a diventare la controfaccia dell’Alto Fondale per la nascita del «porto delle crociere»; un porto specializzato che a sua volta è legato alla privatizzazione della Porto 2000, alla quale punta — tra i tanti — anche la stessa Cilp.
L’ESSERSI «liberata» del Tco potrebbe aiutare la Cilp a concentrarsi sulle prospettive delle crociere senza dover in contemporanea «difendere» il business alternativo dei rinfusi. Un po’ contorto, ma potrebbe essere. Per il momento, la palla sta passando agli imprenditori privati livornesi, sia a quelli che fanno capo a Roberto Alberti, sia a quelli della Rinfusi Mediterraneo (ci sono dentro i più importanti nomi della portualità liornese: dai fratelli Scardigli ai Gragnani, da Laviosa a Del Corona e all’Agemar). Ed è difficile che non pensino a un rilancio.
CON FEDERICO BARBERA recentemente confermato al timone della società, il nuovo assetto potrebbe anche farsi tentare da un allargamento dell’area di lavoro: per esempio, avendo già operato di recente non navi di truciolato, al settore dei forestali, che è uno dei pochi a continuare a tirare malgrado la crisi. Un’ipotesi soltanto, per ora. Ma da non trascurare.


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