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Il Tirreno Piombino - sabato - Lucchini, in ballo un nuovo progetto

 

Lo annuncia il Cda: «Lavoriamo a soluzioni industriali che serviranno a favorire l’interesse di potenziali investitori»
 
LA CRISI»FABBRICA A RISCHIO
 
PIOMBINO Trovare un compratore si è rivelato difficile, mentre la Lucchini sta rapidamente avviando verso un possibile default. Il sindaco Anselmi ha chiesto segnali precisi all’azienda e il Cda subito risponde affermando che «sta ultimando la definizione di un progetto che individui soluzioni industriali tali da favorire l’interesse di potenziali investitori che abbiano il proposito di dare una prospettiva produttiva, socialmente e ambientalmente compatibile». Per il momento l’azienda non scopre di più le carte, ma la presentazione del progetto sembra questione di settimane. Sarà il forno elettrico di cui si parla da tempo? Domanda che ufficialmente non trova risposta, anche se in fabbrica cominciano a ricorrersi voci che lo confermerebbero. Per il resto la nota della Lucchini sembra mirata a riaggiustare gli equilibri dei rapporti con le istituzioni, messi in oscillazione dalla dichiarazione fatte nei giorni scorsi dal vicepresidente Carlo Simeone. «Il management dell’azienda – operativo da giugno su questo lavoro – aggiunge infatti il Cda – ha potuto trarre motivazione e sostegno dall’impegno e dalla responsabilità dimostrata dalle istituzioni, locali e nazionali e nazionali, e dai sindacati». Ma come hanno reagito i sindacati alle dichiarazioni del sindaco Anselmi e alle sempre più insistenti voci di un possibile default a breve della Lucchini? Martedì 2 ottobre una delegazione di Fim, Fiom, Uilm sarà Montecitorio per consegnare un documento ai gruppi parlamentari. Sarà l’occasione per richiamate l’attenzione a livello nazionale sul «drammatico momento che sta attraversando da un lungo periodo il polo siderurgico di Piombino – sostengono le tre segreterie – L'indebitamento, la crisi di mercato, l'assenza di un azionista industriale rendono sempre più preoccupante il destino di migliaia di famiglie e di un intero comprensorio». «Lucchini e Magona – sostengono i sindacati – hanno bisogno di una proprietà che abbia la voglia e la capacità di garantire un futuro». E mentre dicono di attendere risposte concrete dal governo in merito alle bonifiche, infrastrutture ed energia, Fim, Fiom e Uilm ribadiscono la richiesta che «il governo che si faccia garante affinché l'auspicabile nuovo acquirente della Lucchini preveda il mantenimento del ciclo integrale e l'integrità dello stabilimento». Sta qui, a loro parere «la garanzia occupazionale e qualitativa per la fabbricazione dell'acciaio». Il clima di incertezza e di tensione che i lavoratori quotidianamente vivono, secondo il sindacato può essere superato solo da un piano industriale chiaro e definitivo con un nuovo acquirente. E anche il futuro della Magona deve prevedere «il mantenimento e lo sviluppo della laminazione».


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