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Il Tirreno-Lucchini, poco tempo per il salvataggio.

 

L’azienda rischia il fallimento. Il sindaco chiede un progetto mentre i sindacati vanno a Montecitorio
 
 
 
 
PIOMBINO La Lucchini rischia il fallimento. L’azienda ha ancora 600 milioni di debito e sta perdendo circa 10 milioni al mese. Oltre ai problemi finanziari, la crisi di mercato sta facendo riscoprire i limiti strutturali dello stabilimento di Piombino, non autonomo negli approvigionamenti di coke, privo di un agglomerato e quindi costretto a comprare pellets anziché minerale di ferro, pagando costi più elevati. Evitare il default è il primo degli impegni che il sindaco Anselmi chiede al Cda. Salvare l’area a caldo resta l’obiettivo prioritario, ma subito dopo per Anselmi viene quello di salvare, comunque, l’occupazione con un progetto industriale che tenga di conto anche delle peggiori delle ipotesi: che la Lucchini non trovi un compratore e senza avere la certezza che nel 2014 ci sia qualcuno disponibile ad investire per rifare l’altoforno a fine campagna. I mesi per evitare il default possono essere davvero pochi. I sindacati il 2 ottobre andranno a Montecitorio per consegnare ai parlamentari un documento e chiedere il loro impegno per salvare il polo siderurgico di Piombino. Per l’occasione l’onorevole Silvia Velo ha inviato una lettera ai colleghi parlamentari del Pd invitandoli ad essere presenti a questo appuntamento. «La situazione del polo siderurgico piombinese è davvero drammatica e questo rende indispensabile – afferma – che il governo affronti una serie di questioni irrisolte da molto tempo, quali le infrastrutture di collegamento con il porto di Piombino, le bonifiche, il costo dell’energia, attraverso la definizione di un apposito accordo di programma»


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