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Il Tirreno-Aree vaste addio, torna l'ipotesi della mega provincia.

 

Un unico ente da Prato a Carrara e Lucca vicecapoluogo Ma ieri al Cal niente accordo, sarà scontro fino all’ultimo
 
 
 
 
di Gabriele Firmani wFIRENZE Tutto rinviato a martedì 2 ottobre con un unico punto fermo: è definitivamente archiviata la cartina della Toscana divisa in tre sole grandi macroaree, immaginata e sostenuta dal governatore Enrico Rossi. Dopo la scelta di Firenze di trasformarsi in città metropolitana, ieri è seguita la piena consacrazione - arrivata dal Cal, il Consiglio delle autonomie locali, l’organo chiamato a redigere la nuova mappa della Toscana - della volontà di Arezzo di mantenersi autonoma. Questa possibilità deriva dal dato sulla popolazione ricavato dal censimento 2011: Arezzo soddisferebbe il requisito dei 350mila abitanti richiesto dalla legge per non essere soppressi. Il via libera dato dal Cal al mantenimento della provincia aretina porta automaticamente dietro di sé la scomposizione della macroarea ipotizzata per la Toscana meridionale: qua, viene infatti data per acquisita dai rappresentanti di comuni, province e regione, l’unione della provincia di Siena con Grosseto, con quest’ultimo come capoluogo. Con buona pace dei senesi, che si dicono però pronti alle barricate per far saltare questa ipotesi: è infatti Grosseto, con 83mila abitanti, la città più popolosa della nuova provincia. Definito l’assetto di Firenze, che diverrà città metropolitana assieme ai comuni della provincia, stabilito che Arezzo manterrà la propria autonomia e che Siena e Grosseto andranno a formare una nuova unione, rimane da stabilire come sarà composta la restante parte della Toscana: l’ipotesi della provincia “monstrum”, da Prato a Massa-Carrara, osteggiata in un primo momento quasi da tutti, sembra invece oggi riprendere quota. Il convincimento che la nuova provincia, lunga oltre 120 chilometri, richiederà una marcata redistribuzione dei suoi uffici e delle sue funzioni, fra Prato, indicato come capoluogo, e una seconda città, che acquisirebbe così lo status di “capoluogo comprimario”, starebbe spingendo Lucca a rivedere certe sue posizioni. «Tutta la mia simpatia - ha detto il sindaco Alessandro Tambellini - va ad Arezzo, che con la scelta di salvaguardare la propria autonomia ha portato a uno spacchettamento di quella decisione all’inizio immaginata per l’intera Toscana». Se l’abbraccio fra le province della cintura settentrionale andasse in porto, più certa diverrebbe la nascita della provincia unica Pisa-Livorno, con la città labronica come capoluogo. Una scelta cui si oppongono i pisani: «Sebbene gli spazi siano molti stretti - dice il presidente della provincia di Pisa Andrea Pieroni - non bisogna mancare del necessario coraggio per far sì che sia la politica a sciogliere i nodi dell’assetto della costa». Per Pieroni l’eventuale deroga da chiedere al governo per permettere l’unione di Prato con Pistoia, attualmente lontanissime dal requisito minimo di superficie fissato, riaprirebbe i margini per la costituzione di una provincia costiera fra Massa e Livorno. L’ipotesi di una riapertura del confronto politico che rimetterebbe in discussione i fragili equilibri sin qui raggiunti, viene però respinta dal sindaco di Livorno Alessandro Cosimi: «Non so a quale partito appartenga il presidente dell’Upi - ha replicato - ma lo informo che una riflessione politica è già avvenuta, e questo a livello di Parlamento, quando è stata approvata la legge che siamo tenuti adesso ad applicare». Per Cosimi l’unica soluzione possibile rimane quella di una definizione del nuovo assetto delle province toscane interna ai dettami del testo normativo. Per il sindaco di Pisa Marco Filippeschi il Cal, da lui presieduto, deve licenziare una proposta già martedì, senza relegare la scelta al Consiglio regionale: «Mi impegno a prendere la mia parte di responsabilità - dice - cosa che però saranno chiamati a fare tutti».


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