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Il Tirreno - domenica - Fabbrica Toscana, come tante piccole Fiat

 

Il manifatturiero stremato dalla crisi rischia di chiudere: in bilico 12mila posti Dalla Lucchini all’edilizia una miriade di vertenze. Aspettando la ripresa
 
di Carlo Bartoli FIRENZE Ogni provincia, in Toscana, ha le sue Alcoa, le sue Portovesme, i suoi Sulcis. Magari meno ribollenti di rabbia e disperazione, ma altrettanto importanti per garantire un futuro nel quale la parola manifattura non suoni strana alle orecchie dei più. La crisi toscana, infatti, è costellata delle difficoltà di tante piccole aziende, ma la novità è che adesso vacillano anche le residue cattedrali del manifatturiero toscano. La situazione è molto critica per Lucchini e Magona a Piombino, la Breda attende con ansia di capire quale sarà il proprio futuro, la Richard Ginori spera in un acquirente che non la smembri e si tenga solo il marchio, la Btp è in liquidazione, la Cdc lotta per sopravvivere, la Targetti vive mesi complicati e perfino la Solvay sta meditando di ridurre, sia pure di alcune unità, il personale della sodiera. In Regione sono aperti una sessantina di dossier di crisi aziendale, quelli più importanti dal punto di vista occupazionale, che riguardano aziende che occupano poco meno di 12mila addetti. Ma ogni giorno ha la sua crisi Dopo il naufragio del settore edile, con le disavventure di Btp e Consorzio Etruria che fino a qualche anno fa erano tra le prime dieci imprese del settore in Italia, anche le aziende innovative pagano pegno. Accanto alla Eutelia di Arezzo, in crisi da anni, è precipitata la situazione di una delle aziende gioiello della Toscana, la Cdc che ha chiesto di accedere al concordato preventivo in continuità aziendale. Un modo per sopravvivere attraverso quello che con un termine inglese viene definito downsizing e che in italiano suona più sgradevolmente come drastico ridimensionamento. Con una perdita di 21,6 milioni nei primi sei mesi, l'ipotesi di riuscire a conservare un centinaio di addetti e di salvare almeno un terzo dei 45 cash and carry è quasi un miraggio. Quel che è certo è che anche nella migliore delle ipotesi, circa duecento lavoratori della parte commerciale rimarranno senza lavoro. Oltre a quelli della logistica che il lavoro l'hanno già perso. A Piombino, il fuoco cova sotto la cenere. La Lucchini perde una decina di milioni di euro al mese e recentemente ha dovuto procedere a una ricapitalizzazione, ma trovare un equilibrio è complicato fino a che l’altoforno che ha una capacità produttiva di due milioni di tonnellate l’anno ne produrrà poco più della metà. In questo modo i costi fissi rimangono inalterati e il fatturato si dimezza. Occorrerebbe una nuova proprietà pronta a effettuare rilevanti investimenti, ma finora tutti gli emissari che hanno visitato gli impianti non sono tornati per presentare delle offerte. E pure la Magona non sta meglio, dato che il laminatoio chiuderà a fine anno e si rischiano 280 esuberi su 540 dipendenti. La Piaggio ha un problema di eccesso di produzione e di magazzino da smaltire e per ora si è limitata a prorogare la cassa integrazione e allungare le ferie. Per ora. Preoccupa e non poco la situazione della Breda di Pistoia che per l’ottavo anno consecutivo ha chiuso i bilanci in rosso. Finmeccanica è in trattative con Hitachi per vendere l’azienda pistoiese e per le maestranze, per la città e, soprattutto, per il suo indotto il futuro è un grosso punto interrogativo. A Massa Carrara di Alcoa ce ne sono parecchie. Oltre alla lunghissima agonia della Eaton e dei suoi 340 operai in mobilità, ci sono i Nuovi cantieri apuani, ormai a corto di commesse e sempre più vicini alla chiusura, l'Ica di Pallerone che produce componentistica per elettrodomestici che ha cessato l'attività, mentre la Fermet, che trasforma rottami ferrosi, ha presentato richiesta di concordato. Cassa integrazione anche per la Diamond Pauber che produce fili diamantati e accessori per la lavorazione del marmo, così come la Michielotto, specializzata in gru e carroponti. La Piana lucchese è un altro punto di crisi con le difficioltà di Eurosak (sacchetti di plastica) e le cartiere del gruppo Wepa. Per non parlare della Kme di Fornaci di Barga: ai 650 dipendenti sono stati applicati i contratti di solidarietà fino ad aprile 2013. Ha chiuso i battenti, per rimanere in provincia di Lucca, anche la Spaam che produceva selle e sedili di auto e scooter per aziende del calibro di Piaggio e Gilera. Anche a Firenze sono molte le aziende di medie dimensioni ad attraversare un periodo di difficoltà: è il caso della Targetti che pochi anni fa aveva tentato il grande balzo acquisendo la danese Poulsen, altra azienda attiva nel campo dell’illuminotecnica. Drammatica è la situazione della Electrolux che ha visto svanire tutte le ipotesi di ripresa delle lavorazioni. Il destino della storica manifattura di porcellana Richard Ginori è appeso all’arrivo di un compratore che però non sia interessato a rilevarne solo il prestigioso marchio.


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