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La Nazione Livorno - sabato - «A forza di dire sempre no il porto sta affondando»

 

ECONOMIA L’ALLARME DELL’EX VICESINDACO TONCELLI
«Dopo la Concordia ora porte in faccia ai russi»


— LIVORNO —
NON È un caso se il nostro porto è uscito dalla lista dei primi 40 in Europa. L’ex vicesindaco Cristiano Toncelli (ora Progetto per Livorno) lancia l’allarme per le occasioni che rischiamo di perdere a causa dei ritardi nei dragaggi e riqualificazione dello scalo cittadino. «Prima arrivò la Costa Concordia — ricorda Toncelli — occasione per riattivare il bacino di riparazioni navali e il conseguente indotto, per dare lavoro e per contrattare con il Ministero delle procedure accelerate per il dragaggio dei nostri fondali. Alle esortazioni di Giuliano Gallanti risposero subito voci che chiedevano il rispetto della programmazione portuale, che dicevano che il pescaggio era certamente troppo alto e mille altri motivi per dire no». «Adesso — spiega Toncelli (nella foto) — la cosa si ripete. Indonesiani e russi bussano alle nostre porte con un pacchetto di milioni e l’offerta di posti di lavoro, e subito ripartono le mani in avanti». Toncelli premette che chiunque si affacci deve fornire garanzie di serietà dei progetti. «Però, anche se è tecnicamente ineccepibile che si debba “fare una programmazione seria” prima di accogliere nuovi soggetti — continua Toncelli — tenendo conto che l’attuale Piano Regolatore è del 1955 forse il dubbio che certi richiami tendano a buttare la palla in tribuna viene naturale.
CHIEDIAMOCI allora perché in questa città non tutti vedono come la manna dal cielo l’arrivo di qualcuno disposto ad investire. La risposta va cercata nel fatto che il Piano Regolatore Portuale è un punto di equilibrio certificato dagli stessi soggetti che operano in porto attraverso le loro rappresentanze di categoria presenti in Comitato Portuale. Il percorso quindi non garantisce, di per se, che il piano sia pensato per accogliere nuovi soggetti, quanto piuttosto per tutelare quelli che ci sono già. Particolarmente a Livorno, dove l’equilibrio in porto è radicatissimo e di lunghissima data (appunto, il 1955). Un nuovo soggetto, e in particolare chi garantisse di produrre più ricchezza e lavoro con gli stessi metri di banchina, farebbe certamente saltare equilibri consolidati».
«LA NOVITà — sostiene Toncelli — è che, per la prima volta, la guida dell’Autorità Portuale non è espressione diretta degli operatori portuali. Ciò che turba alcune coscienze locali è il fatto che si discuta dopo che sono arrivate le richieste di insediamento, come peraltro sarebbe normale, mentre prima l’ordine era evidentemente invertito. La domanda seguiva gli accordi privati realizzati prima della domanda stessa. Si può obiettare che è giusto che le imprese livornesi abbiano la precedenza e un diritto di prelazione sulle aree, ma questo deve valere soprattutto in una situazione economica positiva. Se vogliamo invertire la tendenza della crisi dobbiamo capire che il merito ed i risultati devono contare più dei diritti acquisiti. L’interesse della città è che il porto produca la maggior ricchezza ed occupazione possibile».


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