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Il Tirreno Livorno - «Non stravolgo il Prg, cerco investitori»
I plenipotenziari del gruppo asiatico a Palazzo Rosciano, spunta anche una proposta dalla Russia. E l’Authority acquisisce aree
PROGETTO INDONESIANO»PARLA GALLANTI
il piano regolatore Non sono pazzo e non ho nessuna intenzione di far saltare il puzzle per dare finalmente un nuovo disegno al porto
IL FUTURO DELLE CROCIERE Nessun rischio per il Tco: sarà spostato lì ma può convivere con la nuova industria. Più spazio alle crociere, non torno indietro
di Mauro Zucchelli LIVORNO «Ma davvero qualcuno pensa che sarei così pazzo da buttare all'aria il puzzle del piano regolatore portuale subito dopo aver fatto una faticaccia per arrivare a comporlo pezzetto dopo pezzetto? Lo dico chiaro: non ho nessuna intenzione di rifarlo daccapo. Ma con altrettanta chiarezza dico anche un'altra cosa: di fronte a una proposta seria che vale 50 milioni di euro di investimenti e 150-200 posti di lavoro, qualcuno è così matto da dire che Livorno può infischiarsene e rispedirla al mittente senza neanche guardarla?». Mentre sulla sua scrivania di presidentissimo dell'Autorità Portuale sfoglia il dossier del progetto indonesiano fra biodiesel e olio di palma, Giuliano Gallanti non ci sta a fare né il san Sebastiano infilzato dalle frecce delle accuse né il san Lorenzo bruciato sulla graticola delle polemiche. «Non abbiamo fatto altro che quanto la legge prescrive che si faccia: si è fatto avanti un operatore con una manifestazione di interesse e, dopo aver verificato che si tratta di un gruppo con una reputazione affidabile, l'abbiamo affissa all'albo. Ma è l'inizio dell'istruttoria, non la fine: non abbiamo detto sì». Intanto, di manifestazioni d'interesse ne arriva anche un'altra nella mail di Gallanti: riguarda anch'essa un impianto di olii vegetali (girasole e colza), arriva dal gruppo agroalimentare russo – sembra si tratti di Yug Rusi di Rostov – che si fa avanti per un impianto a biomasse che, a quanto è dato sapere dalle indiscrezioni, dovrebbe avere una capacità produttiva attorno ai 30 megawatt. Ma ieri è stato soprattutto il giorno in cui i plenipotenziari del colosso indonesiano Musim Mas hanno salito le scale di Palazzo Rosciano per un faccia a faccia con Gallanti: la delegazione era guidata da George Schneider, manager della controllata italiana. Non si hanno particolari sull'incontro, non è affatto detto comunque che Livorno sia l'unico tentativo degli asiatici di metter radici in un porto del Sud Europa: le nostre banchine potrebbero esser state scelte per le posizione geografica come futuro polo di smistamento ("hub") rispetto all'area mediterranea da servire. E utilizzando l'olio di palma come materia prima che copre una varietà di prodotti ciascuno con un proprio ciclo economico (dalle creme cioccolate alla farmaceutica, dai biocarburanti ai saponi): Masol produce la materia prima nelle sue piantagioni, ha una propria flotta di navi per il trasporto, cerca un porto mediterraneo dove fare prima un impianto e poi centralizzare la propria logistica. Gallanti giura che il progetto della Masol di Bachtiar Karim, magnate del Sud Est asiatico, non è in conflitto «né con le previsioni del Prg portuale né con la manovra che punta ad allargare fino all'Alto Fondale il porto delle crociere». Vedi alla voce compatibilità con il Prg: in tandem con il segretario generale dell'Authority, Massimo Provinciali, il presidente nega che il problema abbia qualche fondamento. «Gli indonesiani – afferma – hanno bussato alla porta di Palazzo Rosciano mesi prima che varassimo il piano regolatore: se ci fosse stato qualche rischio di intoppo, a dribblare i guai sarebbe bastata una di quelle norme-postilla. Invece no: l'impianto industriale in sé è di piccole dimensioni, preponderante è l'attività marittimo-portuale per l'alto numero di navi (non molto grandi) che porteranno a Livorno la materia prima». C'è però anche un altro aspetto: se la raffineria indonesiana chiede di andare proprio lì dove dovrebbe traslocare il Tco per liberare gli spazi in favore del porto passeggeri (insieme al trasferimento di altri operatori al molo Italia), non c'è il rischio che vada in tilt l'allargamento delle banchine per le crociere? E' il timore che accomuna una bella fetta d'una comunità portuale che spesso litiga su tutto. «Il Tco – ribatte Gallanti – non ha da temere niente: non mi rimangerò la soluzione, anzi se alla fine risultasse che fosse proprio indispensabile scegliere l'uno o l'altro, dire sì al Tco anziché agli indonesiani. Però non rinuncio all'idea di verificare se davvero non ci sia spazio sia per l'uno che per l'altro: parto dall'ipotesi che in quella zona del porto possano stare sia il Tco che l'impianto di Masol. Ma lo ripeto: questo è solo l'inizio dell'istruttoria». Al dossier non lavorerà solo l'Authority: in pista anche la richiesta delle autorizzazioni allo sportello unico del ministero dello sviluppo economico, comprese quelle in pugno al ministero dell'ambiente. Il rischio di prescrizioni che creino intralcio alla navigazione in Darsena Toscana? E' una zona dove sono numerose le industrie ad alto rischio ma Gallanti è ottimista: «Si tratta di olii vegetali, a Genova sono in un’area vicino al Sech e non creano contraccolpi». L’(eventuale) arrivo degli indonesiani «non stravolgerà né la geografia del porto né il Prg né gli impegni con il Tco»: si sa però che la via dell’inferno è lastricata di belle intenzioni (e di parole ancor più belle). A chi gli fa rilevare che, detto così, potrebbe essere solo un auspicio o una botta d’ottimismo un tanto al chilo, Gallanti risponde con una (doppia) controvolée. La prima: si è aperto un dialogo per verificare se l’investitore è disposto a vagliare anche altri localizzazioni, sempre nella nostra zona. La seconda: in quello spicchio di porto alle spalle della Darsena Toscana non c’è solo Paduletta o l’ex Seal. L’Authority sta andando a caccia anche di altri metri quadri. Ad esempio, risulta che sia in corso l’acquisizione di aree della Styron, l’ex Dow ora passata al gruppo Solvay.E non è detto che sia l’ultima della serie.
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