Confindustria Livorno Massa Carrara
News
Formazione
Login
Esci

La Nazione Firenze - Province, spunta l'idea di salvarne sei in Toscana

 

SI INSEDIA LA COMMISSIONE PER LA RIFORMA. NUOVI PARAMETRI PER MANTENERE ALTRI TRE CAPOLUOGHI


FIRENZE


NON CI SONO solo le liti tra territori, le faide secolari tra città separate dai chilometri toscani (distanze che vanno moltiplicate per le risse di campanile).


Sulla riforma delle Province è latente anche un conflitto istituzionale tra giunta e consiglio regionale, con le autonomie locali, Province e Anci pronti ad appoggiare chi chiede una revisione dei ferrei parametri stabiliti dal decreto. Ieri è andata in scena la seduta d’insediamento della commissione tra autonomie locali e consiglio regionale, presieduta da Alberto Monaci, vertice dell’assemblea, Alla vigilia dell’incontro tra ufficio delle Regioni e ministro Patroni Griffi, fissato per il 13 settembre. Dai primi dibattiti le divergenze sono emerse in modo lampante.


Perfino sui tempi c’è confusione. Entro il 2 ottobre il consiglio delle autonomie locali dovrebbe avere pronta la sua ipotesi di riordino, quindi la commissione deve terminare i suoi lavori prima. Seguirà il passaggio alla Regione, che entro il 24 ottobre, dovrà girare al Governo la proposta della Toscana sulle nuove province.


Monaci ha rimarcato il potere del consiglio regionale di adottare atti di indirizzo da girare al Governo, una volta approvati dall’assemblea. E ha prospettato anche una richiesta toscana di revisione dei parametri per le nuove province.


Abbassando il tetto della popolazione a 300mila, si potrebbero anche evitare i «matrimoni forzati » e ripartire da Arezzo, Pisa e Livorno come province autonome, Firenze città metropolitana decidendo poi le altre aggregazioni (Lucca- Massa Carrara, Prato-Pistoia, Siena-Grosseto).


C’è un punto d’appoggio su cui far leva per la  revisione dei parametri: qualunque proposta (eccetto quella del provincione Lucca-Massa-Prato-Pistoia con Arezzo-Siena-Grosseto e Pisa-Livorno) avrebbe bisogno di una deroga da parte del Governo. «La megaprovincia è una mostruosità più che evidente - la definisce il governatore Enrico Rossi, che ha replicato agli attacchi sulla sua proposta di aree vaste -. Ma se la mia idea di non piace, se ne possono avanzare altre, da girare al consiglio regionale e poi al Governo che deciderà con un disegno di legge.


Dispiace deludere chi mi individua come unico riferimento, ma non è così: alla fine sarà ancora il Parlamento a decidere».


Pino Di Blasio


Argomenti
Condividi

Altri articoli di Formazione

News Correlate

Scopri anche...

Aziende che si occupano di

Formazione

    

Network di Sistema

Ance Massa
Disponibile su:
UP