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Il Tirreno Piombino - Magona verso la cig ma Arcelor assicura: «Solo temporanea»
Ieri l’incontro al ministero: no a soluzioni traumatiche ma il problema resta quello dell’eccessiva produzione
Gianni Anselmi: Ho chiesto al governo di intervenire per ridurre i prezzi dell’energia, che costa alla fabbrica piombinese 11 milioni all’anno
di Cristiano Lozito PIOMBINO «Temporaneo». E’ su questo aggettivo, usato al plurale per qualificare i provvedimenti già previsti e in arrivo, cassa integrazione e contratti di solidarietà, che riposano le speranze dei lavoratori Magona di superare il momento più buio degli ultimi anni. Soprattutto perché quell’aggettivo l’ha usato Robrecht Himpe, capo del settore laminati piani di Arcelor Mittal in Europa, nell’incontro di ieri al ministero dello Sviluppo economico, coordinato dal sottosegretario Claudio De Vincenti, a cui hanno partecipato il sindaco Gianni Anselmi e l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini. Un incontro istituzionale, a cui seguirà prossimamente l’apertura di un tavolo con i sindacati per l’apertura della trattativa. Se l’aggettivo «temporaneo» scongiura dunque ipotesi di soluzioni traumatiche per la Magona – negate appunto da Himpe – certo la situazione dello stabilimento piombinese dove sono occupati 545 lavoratori non è rosea: il problema generale resta quello della forte sovracapacità produttiva italiana, con molti competitor del nostro Paese (Marcegaglia, Riva e Arvedi) che hanno per le proprie caratteristiche forti vantaggi dal punto di vista dei costi energetici. Alla fabbrica piombinese invece l’energia costa 11 milioni di euro l’anno, con un costo per kw che è oltre tre volte quello francese e più del doppio di Spagna e Belgio. «Ho chiesto a De Vincenti – spiega Gianni Anselmi, di ritorno da Roma – l’impegno del governo su questo fronte, e prossimamente potrebbero esserci novità. Alla proprietà invece ho proposto l’attribuzione di una maggiore autonomia del management piombinese rispetto ad esempio agli acquisti di materie prime, per renderli meno onerosi rispetto ai costi sostenuti per farli in sinergia con gli stabilimenti del gruppo in Francia e Spagna, e su questo credo ci saranno dei correttivi. Inoltre – prosegue il sindaco – per i prodotti preverniciati sono in arrivo da parte dell’Unione europea misure antidumping nei confronti dei produttori cinesi che dovrebbero allentare un po’ la pressione. Ma la situazione obiettivamente resta molto difficile». Il problema resta l’eccessiva produzione rispetto alle richieste del mercato, , basti pensare che la domanda di acciaio dal 2007 è diminuita del 23% in Europa e del 31% in italia. Crisi che investe specialmente i coils zincati, elemento che rende al momento complicate anche ipotesi di cessione dello stabilimento piombinese. Nell’incontro di ieri si è poi parlato della possibilità di dar corpo alla proposta fatta da Anselmi alla Festa del Pd nella serata in cui si parlava di siderurgia, quella cioè di aprire un tavolo nazionale con governo, enti locali e aziende per discutere di come la siderurgia possa tornare, specie in questo delicato frangente, a essere oggetto di specifiche politiche industriali tese creare le condizioni di un recupero competitivo. Un’idea che incontra il favore di De Vincenti ma che ovviamente per concretizzarsi avrà bisogno di un impegno diretto da parte del governo.
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