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Il Tirreno Livorno - Domenica - Gli occhi del Comune sulla centrale Enel
Sta per scadere il periodo di adeguamento previsto dall’Aia: pressing con la Regione su riconversione e futuro dell’area
l’accordo
Intanto la società energetica si impegna a non spegnere le pompe sui fossi
Tra le prescrizioni inserite nell’autorizzazione rilasciata a Enel c’era anche la stipula di uno specifico accordo col Comune per la salvaguardia degli aspetti igienico ambientali. In particolare per garantire il riciclo delle acque dei fossi ed evitare i problemi scoppiati nell’estate del 2009 quando i canali rimasero a corto di ossigeno. L’accordo è stato firmato il 3 agosto dall'assessore all'ambiente Mauro Grassi e dal responsabile per la provincia di Livorno dell'unità business di Enel Produzione, Antongiulio Bertoncini: Enel si impegna a tenere in funzione (indiopendentemente dall’attività della centrale del Marzocco) l'impianto di prelievo e pompaggio acque dal canale industriale al canale dei Navicelli fino al 2015; il Comune, in accordo con l'Autorità portuale, si impegna a realizzare lo sbarramento definitivo sul canale dei navicelli per il convogliamento verso i fossi del flusso di portata. L'opera è finanziata (Regione e ministero dell’Ambiente) per il primo stralcio funzionale.
di Juna Goti LIVORNO Riconvertire la centrale o liberare l'area. Almeno dire con chiarezza cosa se ne vorrà fare dopo il 2015, quando scadranno tutte le autorizzazioni. Perché in ballo non c'è un fazzoletto di città qualsiasi, ma migliaia di metri quadri (privati) che si affacciano su una banchina di 300 metri, stretta tra la Darsena Toscana e il canale industriale. Sull’area Enel di via Salvatore Orlando - dove oltre alla centrale a olio combustibile si estende il centro di ricerca della società energetica - è tornato a mettere gli occhi il Comune che oggi, insieme alla Regione, chiede a Enel di firmare entro dicembre un accordo chiave. Accordo con cui, come confermato dal sindaco Alessandro Cosimi e dall’assessore all’ambiente Mauro Grassi, la società dovrebbe impegnarsi a ridurre da subito l’impatto ambientale sulla città, garantendo uno «sviluppo produttivo alternativo» per il dopo 2015. Negli ultimi giorni, in mezzo alla calda discussione estiva sulle Province, Cosimi ha incontrato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi: insieme hanno buttato giù un documento che accompagnerà il faccia a faccia atteso a breve con l’amministratore delegato e direttore generale di Enel, Fulvio Conti. Perché accelerare oggi sulla partita “centrale”? Cosa c’è in ballo? Che carte hanno da giocare gli enti locali? L’Aia, ovvero l’autorizzazione di impatto ambientale rilasciata a Enel dal ministero (con i pareri degli enti locali) per tenere aperta la centrale del Marzocco, è stata firmata il 24 maggio del 2010 e sarà valida fino all’11 giugno del 2015. Il punto è che entro l’11 dicembre di quest’anno (che nel linguaggio della politica e delle aziende sta per “dopodomani”) l’impianto dovrà essere soggetto ad alcuni adeguamenti tecnici che sono vincolanti proprio ai fini della validità dell’autorizzazione. L’Aia, infatti, prevede un adeguamento alle Bat, termine che sta per Best available techniques e che nelle ultime settimane è rimbalzato nelle cronache italiane per il caso Ilva di Taranto. In altre parole l’autorizzazione prevede un periodo di adeguamento per l’applicazione delle “migliori tecniche disponibili”, così come disposto dalla Comunità Europea in materia di emissioni di impianti industriali. A quanto risulta Enel ha predisposto il piano di adattamento e sta realizzando alcuni degli interventi previsti. Ma non tutti i tasselli potrebbero andare a posto entro la data limite di dicembre per «impossibilità tecnico-economiche». Così Comune, Provincia e Regione stanno mettendo a punto una richiesta di riesame dell’Aia. Obiettivo: tenere in piedi l’autorizzazione oltre il periodo di adeguamento, purché Enel, ripete il sindaco, «prenda impegni ben precisi sul presente e, soprattutto, sul futuro dell’impianto, con un accordo da firmare entro dicembre». Oggi l’impianto può entrare in funzione una cinquantina di giornate all’anno, anche se da un po’ viene acceso “solo” sei volte per le attività di monitoraggio e nei casi di emergenza nazionale. Come a febbraio, quando per il gelo che ha paralizzato l’Europa e la Russia, il Paese ha lanciato l’Sos gas e - scatenando un mare di polemiche - sono entrate in funzione sia la centrale termoelettrica di Livorno (310 Mw di potenza) che quella di Piombino (Tor del Sale, 1280 Mw), che bruciano olio combustibile, come noto inquinante. Subito da Enel avevano sottolineato che «gli impianti erano stati accesi anche nel 2006, facendo risparmiare al Paese un miliardo di metri cubi di gas». Ma da anni, ormai, i territori chiedono una riconversione a metano delle centrali, verso il successivo utilizzo di energie rinnovabili. Alcuni mesi fa dalla giunta regionale erano partite dichiarazioni come «riconversione o chiusura». «Già a fine anni Novanta – ricorda il sindaco – Enel si era impegnata a trasformare a gas gli impianti, ma il progetto non era mai decollato con la motivazione che non esisteva una vera rete a sostegno dell’operazione. A breve a Livorno, col rigassificatore, avremo un surplus di gas...». Così, se nell’immediato gli enti locali chiedono una «riduzione dei flussi di massa autorizzati» (in pratica delle giornate di accensione), è su cosa accadrà dopo il 2015 che si rincorrono incontri e telefonate. «Non possiamo aspettare il 2015 per poi mettere in piedi un progetto nel 2020 – ripete Cosimi – vogliamo capire da subito qual è il progetto per la centrale e l’area Enel e vogliamo che sia meno impattante per la città». «Stiamo parlando – chiosa – di 180mila metri che si affacciano su una banchina portuale (quindi demaniale) di 300. O c’è un investimento importante sull’impianto o è chiaro che bloccare un sito di pregio per una centrale a olio che viene accesa sei o sette volte all’anno è un problema...». L’area è finita spesso sul tavolo della discussione anche parlando dell’inceneritore che potrebbe essere costruito a Livorno a servizio dell’Ato costa. Ma su questo punto le opinioni, anche all’interno della stessa amministrazione, non sembrano andare a braccetto.
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