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Il Tirreno Piombino - Martedì - Riaprono le fabbriche, resta l'incertezza

 

Riaprono le fabbriche, resta l’incertezza
 
Alla Lucchini iniziate le procedure per la riattivazione dell’altoforno fermo da un mese. In Magona riparte il tandem
 
di Giorgio Pasquinucci PIOMBINO Riaprono, dopo la forzata pausa estiva, le fabbriche piombinesi. Alla Lucchini sono state infatti avviate le procedure per la riattivazione dell’altoforno, fermo dal 5 agosto. Il riscaldo dell’impianto, che secondo fonti aziendali sta procedendo come programmato, è iniziato alle 20 di domenica. Il momento più delicato è previsto tuttavia per oggi, quando si procederà allo “spillaggio” della prima ghisa. Come sempre accade al momento della riattivazione, le prime colate non saranno della qualità necessaria per essere inviate in acciaieria. I tecnici dell’azienda contano di avere la prima ghisa adatta alla produzione di acciaio tra la fine delle settimana e l’inizio di quella successiva. Ieri è intanto ripresa anche la produzione in Magona, dove è stato rimesso in marcia il laminatoio. Oggi è prevista anche la riattivazione della zincatura 4, mentre per il reparto verniciatura bisognerà attendere il 3 settembre. Insieme alla squadra unica decapaggio-tandem, sono rientrati al lavoro anche una parte degli impiegati. Il laminatoio resterà tuttavia in produzione fino alla fine di settembre, salvo impreviste novità, per far fronte agli ordini già acquisiti prima della fermata. Ad ottobre e novembre sarà di nuovo stop e lo stabilimento funzionerà con un solo impianti di zincatura e una verniciatura, alimentato da coils già laminati che arriveranno da altri stabilimenti di Arcelor-Mittal. Alla Lucchini invece è prevista per il 3 settembre il riavvio degli impianti di laminazione Tve, Tmp e rotaie, utilizzando le billette messe a parco e l’acciaio dei convertitori se sarà già disponibile . Gran parte del personale, dunque, tornerà al lavoro dopo un mese, durante il quale sono stati utilizzate una settimana di contratti di solidarietà, una di ferie e due di cassa integrazione. La fabbrica a quanto pare ha ordini per i prossimi tre mesi, ma già si intravedono difficoltà per dicembre. Alla ripresa i sindacati dovranno poi affrontare il confronto sul piano di razionalizzazione annunciato prima della fermata estiva. L’azienda prevede infatti un riduzione del 20% dei costi di esercizio anche attraverso un ridimensionamento degli interventi delle imprese d’appalto. A questo proposti il segretario della Fiom Luciano Gabrielli già anticipa che il suo sindacato chiederà all’azienda di usare l’equilibrio necessario per mantenere in vita tutte le attività, se necessario ricorrendo anche ai contratti di solidarietà. «Bisogna riuscire a mantenere dentro tutti i lavoratori, quelli diretti e quelli indiretti – sostiene Gabrielli – pur consapevoli che i contratti di solidarietà sono una misura difensiva. In caso contrario c’è il rischio che molte delle imprese scompaiano o siano sostituite da ditte non locali». Se dunque c’è da salutare in modo positivo la ripresa dell’attività delle fabbriche, nel caso della Lucchini anche con un certo anticipo sulle previsioni iniziali, l’autunno per la siderurgia piombinese si presenta ancora con la massima incertezza. Irrisolti infatti i principali nodi. La Lucchini alla ricerca di una assetto produttivo e finanziario in grado di attrarre l’interesse di un nuovo partner industriale e la Magona che deve fare i conti con una politica del Gruppo Arcelor-Mittal che, se non all’abbandono, sembra destinarla alla marginalizzazione.


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