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La Nazione Livorno - Martedì - Il piano anticrisi è in grave ritardo mentre le aziende sono al collasso

 

di MICHELA BERTI


— LIVORNO —
UN RIENTRO lacrime e sangue attende molti lavoratori della provincia di Livorno. Mentre gli amministratori si baloccano in scaramucce per l’individuazione del prossimo capoluogo della futura Provincia, i dipendenti del settore componentistica auto versano lacrime sulle lettere che annunciano: da oggi state a casa in cassa integrazione. La crisi del settore non è ancora finita; anzi, le difficoltà della Fiat — che alimenta la maggior parte delle aziende del comprensorio Livorno-Collesalvetti — sono in aumento e le catene di montaggio risentono della stagnazione del mercato. Ecco che a poche ore dalla riapertura delle fabbriche dopo la pausa estiva si consuma il dramma di molti padri di famiglia. «Dobbiamo pensare anche a queste persone — dice il consigliere provinciale del Pd Federico Mirabelli che conosce bene la dinamiche di queste aziende — come a coloro che sono in cassa integrazione da anni. La Provincia ha uno strumento fondamentale per fare interventi che offrono servizi ai lavoratori in mobilità o cassa integrazione. E’ questa, secondo me, la vera priorità del momento». Ecco che Mirabelli mostra il pacchetto anticrisi 2012 varato dalla giunta di Kutufà. «Siamo a settembre — attacca — ed ancora non si vedono i risultati di questa programmazione. I soldi ci sono, e parecchi, Cerchiamo allora di non perdere tempo e di individuare le vere emergenze».
NELLE PAROLE di Mirabelli una punta di polemica per gli obiettivi — al momento disattesi — indicati dal piano anticrisi firmato dall’assessore piombinese Ringo Anselmi. «Serviva un maggior confronto con la commissione lavoro ed anche un dibattito più ampio in consiglio — dice il consigliere del Pd — un dibattito che avrebbe evitato la pioggia di interpellanze per individuare obiettivi sicuramente più strategici». Ecco che il giovane in cassa integrazione mostra gli ultimi dati presentati proprio dall’assessore Anselmi. A Livorno il tasso di disoccupazione è al 7,6% quasi raddoppiato rispetto al 4,5% degli anni pre-crisi.
«INUTILE DIRE che siamo in linea con il dato regionale e si sta un po’ meglio rispetto al nazionale — dice Mirabelli — questo significa non avere idea che siamo di fronte a enormi difficoltà nel processo di ristrutturazione dei cicli produttivi, dal porto all’edilizia, dalla chimica alla meccanica». Mirabelli snocciola alcuni dati: alla diminuzione della cassa integrazione (-51,7%) fanno eco l’aumento dei lavoratori iscritti alla mobilità (+7,1%) e l’aumento della indennità di disoccupazione (+13,3%). Insomma, non si sta meglio e il fatto che la cassa integrazione diminuisca è il segnale che le aziende non ce la fanno più ad assicurarla. Il rischio? «Il rischio è che ci sia un’altra pesante perdita di occupazione — annuncia con amarezza — che il territorio non può davvero permettersi. La Provincia potrebbe fare molto per aiutare i disoccupati. Penso a servizi di outplacemente per assistere, formare e accompagnare a nuovo impiego i lavoratori per i quali dovranno essere destinate le risorse economiche». E chiude: «E’ necessario promuovere un vero piano per l’occupazione per valorizzare il capitale umano».


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