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La Nazione Livorno - Domenica - La Magna s'aggrappa alla Turchia. L'incognita del rientro in fabbrica

 

LAVORO L’AZIENDA DI COMPONENTISTICA DALLA CRISI DELLA FIAT
di MICHELA BERTI


— LVIORNO —
DOMANI in alcune fabbriche del territorio torna a suonare la sirena. Si rientra, dopo la pausa estiva che — in questo clima di grave crisi economica — non ha portato alcun refrigerio nemmeno alle asfittiche casse dell’industria. Figuriamoci in quelle delle componentistica auto che in Italia è segnata — ormai da anni — dalle difficoltà della Fiat. Le ricadute negative si fanno sentire in quelle aziende — come la Magna — dove la casa torinese è uno dei punti di riferimento per l’attività dell’azienda. Vi lavorano 600 persone, segnate da una cassa integrazione che — per l’automotive — è iniziata ancor prima che la crisi economica entrasse nel girone infernale. E’ il mercato delle auto, infatti, a risentire per primo delle difficoltà economiche della comunità e, ormai da anni, in provincia di Livorno — dove la componentistica era uno dei settori dominanti dando occupazione a circa 3mila lavoratori — si ricorre agli ammortizzatori sociali. Domani, però, alla Magna il ritorno in fabbrica potrebbe essere molto doloroso. L’attività, infatti, è praticamente divisa in due settori: quello legato all’Audi — la storica casa automobilistica tedesca che non risente della crisi — e l’altro affiliato alla Fiat. E’ quest’ultimo che viene pesantemente tirato nel baratro da un mercato che, per l’emblema torinese, sembra essersi arrestato. I dipendenti di Magna — ramo Fiat — speravano di tornare alla catena di montaggio per assemblare pezzi per la Panda e altri prodotti destinati al mercato italiano. Ma la filiera è ferma. Solo i furgoncini commerciali che prendono poi il largo alla volta della Turchia tengono impegnati i macchinari di Guasticce.
INSOMMA, IL POCO lavoro che ancora resta è frutto della richiesta di prodotti da parte di alcuni paesi del Mediterraneo. Il destino della Magna è legato a doppio filo all’andamento della Fiat su scala nazionale ma la preoccupazione che a settembre ci possano essere brutte sorprese è alta.
LA CONFERMA arriva dal quartier generale della Cgil dove il segretario Maurizio Strazzullo non può nascondere i tomori. «Come si fa a parlare di ripresa — dice Strazzullo — nei prossimi giorni si tornerà in fabbrica ma dobbiamo capire come ci si torna. Ovviamente l’andamento della Fiat pesa come un macigno e verificheremo tutte le situazioni. Da quello che leggo, il mercato italiano è segnato da pesanti rallentamenti e la preoccupazione per il futuro occupazionale è forte». Giorni cruciali dunque attendono i dipendenti del settore componentistica. I sindacati stanno scaldando i motori: la battaglia per assicurare gli ammortizzatori sociali si farà sempre più dura.


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