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La Nazione Livorno - Domenica - Andiamo tutti a casa, via dai consigli prima che la morte arrivi per decreto
Il Governo ha deciso le sorti degli enti e Di Bonito incita le dimissioni
— LIVORNO —
«NON PROCRASTINIAMO oltre l’agonia, facciamo un’azione di forza e di serietà: invece di continuare a stare sui nostri scranni consiliari in attesa che la morte ci raggiunga per decreto, dimettiamoci in massa così daremo occupazione a 107 Prefetti che verranno nominati commissari, in questo caso liquidatori, delle Province italiane». L’appello arriva da Fabio Di Bonito, presidente del consiglio provinciale, che vive con angoscia questa fase in vista della chiusura delle Province. «Nella notte fra giovedì e venerdi scorsi — scrive in questa lettera — il Governo ha emanato il decreto legge dal titolo: “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica, ad invarianza dei servizi ai cittadini”. Si tratta di una vera è propria scure che si abbatte sui costi della spesa pubblica intesa come spesa per il funzionamento degli organi dello stato e degli enti locali. Le 117 pagine di cui è composto il decreto, contengono tagli a tutto l’apparato pubblico di questo Paese dal personale, alle Agenzie pubbliche, ai ministeri a molti “rami secchi” della burocrazia nazionale fino ad arrivare a quello che l’opinione pubblica ritiene essere il male maggiore dello spreco: le Province. Il Professor Monti non ha modificato la sua idea di eliminare le Province dal quadro istituzionale italiano e lo fa mettendo in campo delle disposizioni legislative che, di fatto, svuotano completamente il ruolo politico ed amministrativo delle 107 Province italiane. E’ fuorviante parlare, come stanno facendo gli organi di informazione in queste ore, di razionalizzazione e di accorpamento degli enti provinciali; il decreto abolisce nei fatti, il ruolo delle amministrazioni provinciali togliendo loro funzioni e risorse già adesso e nel futuro». E continua: «Mi domando quindi che senso abbia continuare a parlare di accorpamenti ( Pisa con Livorno oppure costituire la grande Provincia della costa tirrenica da Pontremoli a Piombino), oggi dobbiamo prendere atto che nella notte fra il 5 e il 6 luglio 2012 si è sancita la cancellazione delle Provincie in Italia. L’Europa ce lo aveva chiesto e Monti l’ha fatto nel modo più subdolo possibile. Sarebbe stato più serio mettere in campo una legge di revisone costituzionale che cancellasse dalla nostra Carta questo “storico” ente, un ente che nessuno vuol mantenere in vita ne il Governo, ne le Regioni ne tantomeno i Comuni».
DURA LA CHIUSURA: «Tutte le discussioni che ci sono state fino ad adesso erano puro esercizio dialettico di una parte della “casta” che voleva trovare un modo meno indecoroso possibile per arrivare poi all’unica conclusione possibile: eliminare le Province. Invece il modo che si è trovato è il più indegno che si poteva trovare. A questo punto non ha più nessun senso continuare a sostenere l’importante ruolo amministrativo che svolgono questi enti intermedi, ci abbiamo provato ma nessuno ha ascoltato questi nostri ragionamenti, evidentemente il Paese sente come inutile l’ente Provincia. andiamo a casa, facciamo risparmiare tempo e denaro ad un Paese e ad una classe politica che ci ha ritenuto “inutili” con buona pace del Presidente dell’UPI Castiglione che spero non venga compensato per la sua “morbidezza” con qualche seggio in Parlamento o nell’Assemblea Regionale della Sicilia».
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