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La Nazione-Stop all'altoforno per un mese. Lucchini, mancano gli ordini.

 

— PIOMBINO —
MANCANO gli ordini: stop all’altoforno per quattro settimane. Si ferma così un mese lo stabilimento Lucchini. Potrebbe riaprirsi la cassaintegrazione. Mercoledì i sindacati hanno indetto due ore di sciopero e per il 17 è arrivata la convocazione al Ministero. Ieri mattina l’azienda ha convocato i coordinatori Rsu, le segreterie sindacali e ha comunicato che a fronte dell’aggravarsi della situazione del mercato, sono diminuiti ulteriormente i volumi anche rispetto ai budget previsti. Si parla di meno 160mila tonnellate di prodotto nel secondo semestre. Questo comporta la fermata, a partire dal 6 agosto e fino ai primi di settembre, dell’altoforno, a meno di insperate richieste.
LA FERMATA era prevista inizialmente per una settimana. A ricaduta si fermeranno i treni di laminazione, soprattutto il reparto Tve (treno vergella) che subirà lo stop più lungo. È prevedibile che venga riaperta la cassa integrazione, non riuscendo a sopperire con i contratti di solidarietà in atto. Ma questo verrà comunicato quanto prima. Per l’11 luglio intanto è stato indetto uno sciopero di due ore con assemblea aperta al pubblico davanti alla portineria, sempre l’11 i sindacati saranno a Firenze per “ratificare” quel 10% del contratto di solidarietà che dovrebbe versare la Regione; il 17 luglio poi le organizzazioni sindacali sono state convocate al Ministero dello sviluppo economico per le 11. Lucchini e Magona saranno i temi all’ordine del giorno.
«AL DI Là dell’apprezzamento sul nuovo gruppo dirigente è ovvio che se non si mette al centro dello sviluppo la siderurgia con la giusta attenzione alla sua realtà, alle sue potenzialità, ma anche alle sue esigenze – incalza il segretario Uilm Vincenzo Renda - non c’è politica di risanamento finanziario e non ci sono sacrifici sufficienti a garantire un futuro per il nostro polo industriale siderurgico che anche oggi conferma il suo ruolo fondamentale per l’occupazione e l’economia del territorio. Siamo consapevoli che se non arriva un nuovo soggetto imprenditoriale con potenzialità e capacità di trarre i mercati la situazione si farà ancora più difficile».
«SIAMO molto preoccupati delle dichiarazioni dell’azienda – ha commentato il segretario Fim Fausto Fagioli - anche per quanto riguarda la ripartenza si preannuncia difficile, sappiamo tutti cosa vuol dire un Afo fermo un mese. L’11 faremo sciopero di due ore dalle 9 alle 11 il primo turno, gli altri a fine turno. Inizieremo così una mobilitazione a fronte di una forte accelerazione della crisi Lucchini che nessuno si aspettava». «Chiederemo che il ministero si impegni per rendere appetibile per un nuovo acquirente lo stabilimento – ha concluso il segretario Fiom Luciano Gabrielli – altrimenti la fabbrica rischia di esaurirsi su se stessa. In questo momento di difficoltà lo sciopero servirà per preparare la manifestazione. Dobbiamo dire no alla chiusura di Piombino. A rischio abbiamo Magona ora l’accelerazione della Lucchini. Piombino non deve chiudere».
Maila Papi


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