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Il Tirreno Piombino - Lavoratori in corteo per difendere la Magona

 

Rischio chiusura
 
PIOMBINO Lavoratori della Magona in piazza, stamani, contro il rischio di chiusura della fabbrica. Fiom, Fiom e Uil hanno infatti indetto uno sciopero di tre ore, dalle 9 alle 12, con una manifestazione che si muoverà dalla portineria della fabbrica per concludersi in piazza Gramsci. Gravi sono le preoccupazioni sul futuro, dopo l’incontro tra la direzione e le Rsu che ha davvero lasciato poche chance: chiusura, vendita o marcia ridotta con una sola zincatura e una verniciatura. Oltre alle adesioni già espresse ieri dal Pd, dell’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini e all’interrogazione presentata al governo parlamentare Udc Francesco Bosi, anche l’onorevole del Pd Silvia Velo, insieme al collega Andrea Lulli, ha scritto al ministro dello Sviluppo economico Passera per chiedere «un intervento del suo dicastero sulla questione siderurgica che sta mettendo in ginocchio la città». Sono circa 700 i posti di lavoro a rischio. «Ma oltre a questi – ricorda Velo – in gioco c’è il futuro della siderurgia, settore strategico non solo per Piombino e la Toscana ma per l’intero Paese». La parlamentare del Pd chiede dunque che «il governo si impegni attivamente per risolvere questa situazione di incertezza facilitando, viste le intenzioni di Arcelor–Mittal, la vendita della Magona per ridefinire un serio progetto industriale». Anche per Sel siamo ad un punto cruciale per il futuro di tutto il comparto siderurgico. Sel ritiene che «per la Magona come per la Lucchini vi siano condizioni per una siderurgia di qualità rispettosa dell’ambiente». Definisce quindi inaccettabile la chiusura della Magona. Ma aggiunge: «Se la proprietà dovesse arrivare a misure irresponsabili e drammatiche per i lavoratori, fin da ora saremo a fianco dei sindacati per opporci ad una logica di distruzione del lavoro e di un pezzo di storia della siderurgia di Piombino». Positiva, se confermata, la notizia dell’interessamento di una altro gruppo industriale. «Gli impianti della Magona sono produttivi e i lavoratori hanno acquisito una professionalità che sarebbe un delitto disperdere». Le preoccupazioni dei sindacati sono condivise anche da Roberto Izzo, responsabile welfare dell’Idv Toscana. «La Magona con i suoi 550 dipendenti , di cui 270 hanno dovuto ricorrere ai contratti di solidarietà – sostiene – merita un nuovo futuro industriale ed occupazionale». Secondo Izzo, dunque, «serve un piano nazionale per la siderurgia che possa fugare le minacce di Arcelor-Mittal, che impedisca sia la chiusura che un forte ridimensionamento dello stabilimento. La situazione – conclude – richiede un intervento a difesa del distretto di Piombino da parte del governo».


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