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Il Tirreno - «Qualche distorsione c'è ma i controlli sono fin troppi»
IL PRESIDENTE ANCE
«Qualche distorsione c’è ma i controlli sono fin troppi»
«Sono dispiaciuto, prima di tutto per i colleghi». Alberto Ricci, presidente toscano dell’Ance, l'associazione dei costruttori, rifiuta di commentare, almeno per ora, la vicenda di Pistoia: gli preme invece esprimere solidarietà «a imprenditori che si trovano a dover subire le attenzioni dei magistrati». Tanto più - aggiunge - che «c’è un precedente proprio nell’area pistoiese che si è concluso un anno e mezzo fa con una serie di assoluzioni (si riferisce all’affaire Appaltopoli). Ho fiducia nella magistratura». Ma c’è qualcosa che non va, qualche falla, nel sistema degli appalti pubblici? «Nel nostro settore ogni tanto emergono casi di illegalità ma se consideriamo il volume delle gare è poca roba. Dopo Tangentopoli è stato riformato il codice degli appalti pubblici, però qualche distorsione c’è ancora e non so se arriveremo mai a un modello di gara perfetto. Abbiamo un sistema farraginoso, che prevede molte metodologie: l'ideale sarebbe “l'offerta al massimo ribasso” a condizione però che il mercato sia davvero concorrenziale e tutti giochino con le stesse regole. Ma oggi...». Che succede oggi? «Con la penuria di lavoro che c'è, pur di aggiudicarsi una gara si arriva a proporre ribassi esagerati: uno sconto del 50 per cento per esempio non è sostenibile per un'azienda. E' lo stato di bisogno che spinge a fare queste offerte». A Pistoia gli appalti in molti casi venivano aggiudicati attraverso la procedura dell’“offerta economicamente più vantaggiosa”, forse perché favoriva una minor trasparenza. Cosa c’è di diverso rispetto al metodo del “massimo ribasso”? «In quel caso la parte appaltante prende in esame anche come è stata formulata l'offerta, la qualità del prodotto, le garanzie date in fatto di sicurezza del lavoro, e altri parametri non economici». Crede che servirebbero maggiori controlli per evitare gare pilotate? «Abbiamo controlli da tutte le parti, siamo la categoria che ha più adempimenti burocratici. Ci vorrebbe piuttosto un'opera di riqualificazione del settore». Come mai ci sono imprenditori che pagano e tacciono anziché denunciare chi pretende mazzette? Lo fanno perché altrimenti non si lavora? «Come posso saperlo scusi? Per conoscere le ragioni di chi si muove fuori dalle regole dovrei essere connivente, e poi bisogna guardare caso per caso, potrebbero esserci motivazioni diverse. Comunque sulla vicenda di Pistoia, lo ripeto, non do alcun giudizio fino a quando i magistrati non avranno compiuto il loro percorso».(g.v.)
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