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Il Tirreno - Più fondi regionali per le medie imprese
Rivoluzionati i bandi: si punta sulle 500 locomotive toscane a discapito del “piccolo è bello”
economia
di Carlo Bartoli FIRENZE Sono sotto osservazione da tempo le cinquecento locomotive toscane su cui il presidente della Regione Enrico Rossi punta per risollevare le sorti del manifatturiero toscano. Cinquecento medie aziende (con almeno 50 dipendenti e un fatturato superiore a 13 milioni di euro) che hanno il compito di trainare anche le piccole imprese capaci di non restare isolate. Per questo, pur confermando tutte le misure a sostegno della piccola impresa, la Regione ha scelto di capovolgere la propria strategia nel sostegno ai progetti di ricerca e sviluppo, privilegiando le medie aziende, a patto che queste si federino con reti di piccole aziende e con centri di ricerca. Il Bando 2011 si è infatti concluso con un esito del tutto diverso rispetto al passato: se nel 2010 i beneficiari erano stati 133, quest’anno a ricevere i 65 milioni di euro, che partoriranno 120 milioni di investimenti, sono state 14 aziende capofila. I14 progetti che sono stati premiati hanno come capofila o proponenti General Electric, Trw , Amtec, Ecm, Ericsson, Wass, Polynt, De Tomaso, Thales, Emac, Esaote, Cassioli, Richard Ginori, El.En. Nella maggior parte dei casi, i progetti non saranno sviluppati dalle singole imprese, ma da raggruppamenti di soggetti diversi. Ad essere coinvolte sono infatti 18 grandi imprese, 4 medie, 13 piccole e 15 organismi di ricerca. Enrico Rossi è deciso a percorrere questa strada e infatti anche il prossimo bando, che prevede l’assegnazione di 70 milioni di euro per un investimento totale di 140, ricalca la stessa impostazione. «Occorre mirare bene gli aiuti, in un periodo come questo non possiamo disperdere le risorse - afferma il presidente della Regione - che possiamo destinare al supporto delle imprese. Bisogna saper selezionare: ha poco senso sostenere aziende a conduzione familiare sottocapitalizzate e gelose della propria indipendenza. Il piccolo è bello, ma a patto che sappia stare in rete e che, in questo modo,sia capace di competere sui mercati internazionali». Le cinquecento locomotive, del resto, sono sotto osservazione da tempo: a loro si deve un terzo dell’intero export della Toscana e un quarto circa dell’intero fatturato del manifatturiero. Numeri importanti, quindi, ma anche una caratteristica: si tratta di aziende quasi sempre inserite nei distretti e che sono in grado di trainare anche le piccole imprese disponibili a mettersi in rete. Lo scopo di questa piccola rivoluzione è quello di privilegiare pochi progetti forti, realmente innovativi e capaci di far competere le imprese toscane sui mercati esteri più ricchi. Del resto, queste 500 locomotive sono quelle che in questi anni di crisi sono riuscite ad aumentare le quote di esportazione, i fatturati, i margini e l’occupazione. L’esempio del settore dell'high-tech è particolarmente calzante al proposito: su 1.300 imprese toscane, il 63% di queste ha meno di nove addetti, ma il grosso degli occupati (68%) e del fatturato (87%) si concentra nelle realtà medio-grandi. La nuova strategia punta a stimolare l’aggregazione sotto varie forme delle piccole aziende attraverso i bandi per il sostegno ai processi di integrazione fra imprese, sostenendo, tra l’altro, operazioni di acquisizione di aziende o di rami di azienda, le fusioni per unione o incorporazione, la costituzione di consorzi di piccole o medie imprese, la costituzione e lo sviluppo di reti di impresa. Fra le novità degli ultimi bandi, infatti, c’è infatti anche l'inserimento, fra le forme incentivate, dei contratti di rete. Restano poi inalterate tutte le forme di sostegno alle piccole imprese, dai fondi rotativi per l’industria, i bandi per il sostegno all'internazionalizzazione, le garanzie per accedere al credito attraverso Fidi Toscana. L’altro capitolo essenziale riguarda la valorizzazione dei centri di ricerca toscani. «E’ uno dei tesori nascisti della Toscana che va sfruttato sempre meglio. Occorre produrre buona ricerca anzitutto per attrarre capitali stranieri in Toscana. La nostra regione - aggiungeil presidente Rossi - non può competere con i paesi emergenti sul costo del lavoro e quindi deve puntare su produzioni di qualità, le sole che possano garantire ai nostri giovani un’occupazione di qualità».
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