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La Nazione Piombino - «Se va avanti così moriremo in due mesi»

 

Piombino manifestazione dei lavoratori della Lucchini sotto gli uffici della Direzione
Situazione insostenibile: le commesse ci sono ma mancano gli approvvigionamenti


— PIOMBINO—
«SE ANDIAMO avanti così, lo stabilimento ha due mesi di vita». Ieri mattina dopo l’assemblea i lavoratori delle Acciaierie Lucchini hanno manifestato sotto gli uffici della direzione per sollecitare una svolta nella nomina del nuovo consiglio di amministrazione. «Dopo l’omologazione in Tribunale dell’accordo per il piano di rientro dal debito — spiega Mirko Lami della Rsu Fiom — abbiamo bisogno di un assetto dirigenziale ben definito, serve, come in tutte le industrie, un amministratore delegato e un vertice in grado di avere una certa autonomia decisionale per gestire l’azienda. Ormai sono passati mesi e la situazione è insostenibile, la produzione si ferma non per motivi di mercato, ma perché non abbiamo gli approvvigionamenti delle materie prime e non è una questione solo di liquidità, ma tutto dipende dal fatto che l’azienda sostanzialmente non ha una guida. I lavoratori devono cambiare continuamente turno, i disagi sono pesanti per tutti».
«CHIEDIAMO un incontro urgente al ministero — affermano Fausto Fagioli segretario Fim e Vincenzo Renda segretario Uilm — il Governo deve intervenire per evitare la fine del secondo polo siderurgico nazionale, la situazione è paradossale: lo stabilimento di Piombino non riesce a onorare le commesse semplicemente perché manca un amministratore delegato che si prenda la responsabilità di firmare gli acquisti di materie prime, la fabbrica può essere produttiva e non lo è per motivi che esulano dal mercato». E uno stabilimento siderurgico a ciclo integrale come quello di Piombino non è un macchinario che si può spegnere come una lampadina e riaccendere quando necessario. «L’altoforno — spiegano Lorenzo Fusco della Rsu Uilm, Sergio Cardellini della Rsu Fim e Graziano Martinelli della Fiom — è il cuore della fabbrica, dobbiamo salvaguardarlo, se si sottopone a continue fermate e ripartenze si possono provocare danni irreparabili per gli choc termici ripetuti. Tra l’altro l’impianto è stato fatto più di dieci anni fa ed è quasi al termine del suo ciclo di vita, sottoporlo al funzionamento a singhiozzo è molto rischioso».
E PER QUESTO i lavoratori sono rimasti in fabbrica anche il Primo Maggio in modo da garantire la sicurezza dell’altoforno. In caso di guasti irreparabili per rifare un nuovo impianto occorre circa un anno di lavori, un grosso investimento e nel frattempo tutto lo stabilimento sarebbe bloccato in quanto mancherebbe l’acciaio per mandare avanti le lavorazioni dei treni vergella e rotaie. Uno scenario disastroso nell’attuale congiuntura economica, mentre con una corretta gestione le Acciaierie potrebbero andare avanti senza grossi problemi e magari trovare anche un nuovo partner industriale superando la fase più acuta della crisi salvando gli oltre duemila posti di lavoro dei dipendenti diretti e i 1500 delle aziende appaltatrici.


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