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Il Tirreno - sabato - Hanno ancora un sogno: diventare imprenditori

 

Nell’Italia dei suicidi e della crisi c’è ancora chi vuole mettere su un’azienda Gli under 30 chiedono meno burocrazia e agevolazioni per spazi e materiali
 
LA SFIDA DI CENTO GIOVANI
 
 
gherardo masini Fare rete è diventato un elemento essenziale per noi
samuele mori Il progetto Giovanisì è un segnale che qualcosa si sta muovendo
simone landi A Firenze un’occasione per conoscerci e collaborare
ILARIA MARCHI Laureata a Barcellona ma sono tornata: credo nella Toscana
 
di Ludovica Monarca wFIRENZE Pieni di idee e di energie, ottimisti, fiduciosi, ma consapevoli. Sono i cento giovani imprenditori toscani che hanno partecipato ieri a Firenze a “Match Point” all’interno del complesso dell’ex carcere delle Murate. L'evento, organizzato da Lama, società cooperativa gestita da un gruppo di under 30, in collaborazione con il progetto GiovaniSì della Regione Toscana e con la Fondazione Sistema Toscana, è giunto alla sua seconda edizione e rappresenta un'occasione di incontro, conoscenza e scambio tra giovani che hanno intrapreso (o stanno per farlo) un'attività economica sul territorio toscano. E in tanti, tantissimi hanno deciso di non perdere una concreta occasione di fare rete partecipando all'evento. La maggior parte di loro lavora nel campo della comunicazione, del design e delle nuove tecnologie. Ma ci sono anche professionisti del settore dello spettacolo, della cultura e degli eventi. Non mancano giovani titolari di attività artigiane, società di consulenza e servizi specializzati. Ad accomunarli non c'è solo l'aspetto anagrafico (hanno tutti meno di 35 anni) ma anche il desiderio di mettere le proprie esperienze a confronto per apprendere, ciascuno dal trascorso degli altri, come è possibile affrontare le principali problematiche del fare impresa. In un momento in cui la crisi economica imperversa e molti imprenditori italiani compiono scelte estreme, sembra strano che ci siano così tanti giovani pronti a mettersi in proprio nonostante le difficoltà, eppure è proprio così. La generazione under 30, spesso dimenticata dalla politica, non abbassa la testa, anzi, la tiene alta e gioca al rilancio. «Da quattro anni gestisco insieme a mia sorella un'agenzia promozionale, "La coccinella" - spiega Daniela Martini, 32 anni - Dopo anni di lavoro dipendente precario ho deciso di puntare sulle mie qualità che non venivano valorizzate e mi sono messa in proprio. Nonostante la crisi ce la caviamo e andiamo avanti». Fare impresa giovane in Italia può essere difficile e complicato, ma in un mercato del lavoro sempre più chiuso o precario, per molti ragazzi rappresenta una vera opportunità, nonostante tutto. «Per questo incontri come questo sono fondamentali - continua Daniela - c'è l'opportunità di fare rete e confrontarsi non solo tra di noi, ma anche con le istituzioni competenti. Io vorrei vedere meno burocrazia inutile, uno snellimento delle procedure e anche la possibilità di avere più formazione». Le richieste di Daniela rispecchiano ciò che è emerso in mattinata dai diversi gruppi di lavoro in cui sono stati divisi i ragazzi. Necessità, dubbi e proposte che nel pomeriggio sono state ascoltate da Simone Siliani, staff presidenza Regione Toscana e Carlo Andorlini, responsabile dell’ufficio Giovanisì. Diversi i punti analizzati che presto vedranno emergere un comunicato ufficiale che verrà consegnato in Regione: la semplificazione della burocrazia, una informazione più chiara a livello di politica industriale, la possibilità di attivare tirocini tramite il progetto Giovanisì anche in quelle imprese che non hanno contratti a tempo indeterminato, fornire agevolazioni per spazi e acquisto di materiali ad uso condiviso e molto altro ancora. Il quadro che emerge dalla giornata sottolinea quanta carica positiva fuoriesca dalle giovani menti del nostro Paese, menti che credono nel futuro e si dichiarano orgogliose della propria specificità italiana. «Mi sono laureata a Barcellona - racconta Ilaria Marchi, 29 anni - ma ho deciso di tornare a Firenze e investire qui le mie potenzialità perché credo nella mia regione e voglio darle il meglio. Chi sceglie di andarsene fa bene, ma chi rimane dimostra più coraggio». Ilaria, insieme a Marco Provinciali, 29 anni, ha fondato da un anno la rivista Ful Firenze Urban Style e progettano di ampliare la loro attività anche ad altre province toscane. «Che l'editoria sia in crisi lo sappiamo tutti - spiega Ilaria - ma non ci diamo per vinti. In un anno i nostri collaboratori sono aumentati e voglio ringraziarli pubblicamente per il loro impegno. Non credo – prosegue la ragazza– nella fortuna, ma nella forza di volontà, e a noi non manca. Per uscire dalla crisi ci vuole propositività, sono questi i momenti in cui le idee innovative trovano spazio per nascere. La rivoluzione dipende solo da noi. Certo, ci vuole anche il sostegno istituzionale, ma qualcosa si sta muovendo, anche grazie a Giovanisì». Quasi nessuno degli intervistati ha partecipato a bandi di finanziamento. Li definiscono poco chiari, complicati e spesso rigidi al punto tale da obbligare il richiedente a piegare la propria idea, ma sono aperti alle possibilità e premiano la concretezza. «Giovanisì ha i suoi pro e i suoi contro - afferma Samuele Mori, 27 anni, segretario di ConKarma, associazione che si occupa di servizi educativi a ragazzi problematici – ma è un segnale importante che qualcosa si sta muovendo e noi ci contiamo molto». Occasioni di confronto come questa servono a tutti e funzionano. Lo dimostrano Gherardo Masini, Tomaso Stigler e Simone Landi. Si sono conosciuti al Match Point dello scorso anno e hanno iniziato una collaborazione tra le proprie agenzie di grafica e pubblicità. Un esempio di come fare rete sia un elemento essenziale dell'attività imprenditorile giovanile. «In questo momento esistono molte forze, non solo difficoltà - afferma Marco Tognetti, presidente del Lama - È fondamentale pertanto incontrarsi e riunire le proprie energie per riconoscere il background comune che abbiamo. Fare gruppo per avere potere contrattuale verso chi ancora delle risposte può darle». Risposte che tanti giovani non vedono l’ora di vedere trasformate in azioni.


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