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Il Tirreno - sabato - Aiutiamoli a crescere non lasciamoli da soli

 

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di Gemma Vignocchi «Ammiro questi ragazzi, sono l'anima del nostro paese, soprattutto considerando che oggi avviare un’impresa è da eroi». Per Giacomo Gellini, 36 anni, presidente toscano dei giovani di Confindustria (nella foto), questa però è solo la premessa. «Purtroppo aprire un’azienda è il meno». Quali sono poi gli ostacoli? «Ci si scontra con tantissimi problemi perché il sistema Italia non agevola affatto le imprese. Bisogna allora essere consapevoli che ci si deve giostrare in un mondo difficile». I giovani si lamentano soprattutto della burocrazia. «Sì perché è pesantissima e ha tempi troppo lunghi. E' inaccettabile poi che sullo stesso tema vengano date riposte differenti a seconda delle province: quello che si può fare in una città non è possibile in un’altra. Ci sono uffici pubblici virtuosi e altri che non lo sono affatto, ma l’efficienza di un ufficio non può dipendere da chi ci lavora». Altro problema l'accesso al credito. «I giovani di solito hanno meno garanzie da offrire. Naturalmente si trovano anche banche che riescono a finanziare le belle idee ma solo a livelli alti, e chi è agli inizi difficilmente si rivolge a un direttore, andrà magari da un responsabile di filiale. Bisogna allora mettere in prima linea persone con competenza e autonomia, che siano in grado di interpretare le reali potenzialità degli imprenditori. Oggi invece succede il contrario. E a molti giovani viene voglia di avviare l'impresa Oltralpe dove le tasse sono più basse, il carburante costa meno ed è tutto più semplice. Abbiamo molti ragazzi in gamba, non facciamoli andare all’estero». Sembra che ai giovani interessino il terziario, la comunicazione, il design. «Le aziende digitali vanno bene, ma c’è bisogno soprattutto di quelle manifatturiere, le sole che possono dare sviluppo a un’area, che hanno un mercato di riferimento e creano occupazione. Vogliamo una Toscana industrializzata dove l’industria però sia sostenibile». E l'agricoltura? Sembra tornata in voga. «Sì, so che ci sono moltissime richieste, quasi sempre per microaziende con una persona o due. Bisognerebbe però passare ad imprese agricole che industrializzino i processi». Come giudica il progetto Giovanisì della Regione? «Va bene però è solo il primo passo, il sistema deve migliorare. La ripresa può venire dai giovani ma bisogna creare attorno a loro un contesto per far sì che possano crescere. Bisogna camminare tutti a braccetto; aziende, istituzioni e sistema del credito devono remare nella stessa direzione e lì spingere».


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