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La Nazione Livorno - La bonifica della discarica costa 40 milioni: il Comune vuol riaprirla per autofinanziarsi

 

Oltre Vallin dell’Aquila anche i casi del termovalorizzatore e del progetto Aamps



di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
RIAPRIRE la discarica di Vallin dell’Aquila è diventata la priorità del Comune sul fronte dei rifiuti. Sembra essere questa l’unica chance per evitare di spendere i soldi — 40 milioni di euro — necessari alla bonifica della discarica stessa,. chiusa nel 2006. Al tempo, qualcuno propose di prolungarne l’attività — erano disponibili ancora 100mila metri cubi — ma Comune e Arpat dettero parere contrario e Vallin dell’Aquila venne chiusa. Intanto la proprietà del sito era passata dall’Aamps da — che aveva annusato l’inghippo della bonifica — al Comune che, ora, si trova in un «cul de sac». Da qui il tentativo di trasformare questo debito in un credito, con la giunta che ha dato mandato agli uffici di studiare un progetto per la riapertura dell’impianto da destinate al conferimento degli speciali. Riaprire la discarica significa ripulirla dei rifiuti che dovranno essere selezionati primi di finire nell’inceneritore. Con i soldi che l’amministrazione ricava dallo smaltimento, paga i lavori di bonifica della discarica. Una forma di autosostegno di matrice pubblica. In verità, come abbiamo già scritto su queste colonne, un piano di recupero firmato Di Rocca-Chimenti era stato già presentato. Un progetto definito «anfiteatro» studiato con l’Università di Pisa che prevedeva il tombamento della parte centrale della discarica, con forma a ferro di cavallo, e la coltivazione delle parti laterali fino al ripristino completo della struttura. Di progetti sono lastricate le strade di Livorno; ma in fondo arriva sempre ben poco. Così, anche in questo caso, l’amministrazione si ritrova una bella gatta da pelare: con i problemi dei bilanci, 40 milioni di euro non sono facilmente reperibili. E mentre si riaccende il dibattito su «megatermovalorizzatore sì o no» qualcuno forse si dimentica che c’è un buco di quasi 3 milioni di euro che non è stato ancora ripianato.
SONO INFATTI QUESTI i soldi spesi dell’Aamps per il progetto della terza linea dell’impianto al Picchianti; progetto che sembra destinato ad abortire, sotto le pressioni che arrivano dall’Ato Costa su Livorno per la realizzazione del nuovo termovalorizzatore in area portuale. Il dibattito, in giunta, si dice appena iniziato; in realtà sono mesi che ormai se ne parla, a livello di area vasta e regionale, perché il sistema di smaltimento dei rifiuti deve andare a regime, entro i tempi stabiliti dalla Regione. Il sindaco annuncia: «Il piano provinciale chiede di analizzare le due alternative (nuovo termovalorizzatore, terza linea al Picchianti, ndr) e questo sarà legato anche alle nuove direttive della Regione perché se le norme dicono di ampliare le discariche, allora del nuovo termovalorizzatore non ce ne sarà più bisogno». Sarà...


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