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La Nazione Livorno - Concordia il «pescaggio» non torna: «n੠per Palermo n੠per Livorno»
I riparatori: «È un progetto impraticabile»
PATATRAC: non usano certo il fioretto i riparatori navali livornesi della società Gestione Bacini Spa contro il progetto Titan/Micoperi sul recupero del relitto del Giglio. Di più: per loro sono sbagliati i calcoli sulla galleggiabilità del relitto, sono sbagliati quelli del pescaggio e della larghezza del relitto più i cassoni di spinta, e sono del tutto assenti le indicazioni su come smaltire le migliaia di tonnellate di acqua di mare inquinata che saranno «sigillate» dentro il relitto nell’operazione di rigalleggiamento. Viene da pensare: o i tecnici della Gestione Bacini Spa hanno a loro volta sbagliato tutto, oppure quelli del nucleo di valutazione di Londra (London Offshore Consultants) hanno scelto un progetto che non sta in piedi e risulta addirittura pericoloso per l’ambiente. Sintetizziamo dal lungo documento della Gestione Bacini Spa, che in premessa giudica il progetto Titan/Micoperi come «concretamente impraticabile».
I MOTIVI partono dal fatto che con i cassoni di spinta ipotizzati da Titan/Micoperi l’immersione dell’intero «treno» (relitto più cassoni laterali) risulterebbe di 12 metri solo con una larghezza totale di 75,5 metri: inaccettabile per qualsiasi bacino del Mediterraneo, e in particolare per Palermo (ipotizzato dai vincitori) e Livorno (sollecitato da Regione e istituzioni). Per poter pescare solo 11.5 metri, quanto è la soglia del bacino siciliano, e mantenendo la larghezza di 55,5 metri (per poter entrare) il relitto andrebbe alleggerito di 23mila tonnellate, sulle 54mila ipotizzate quando tornerà a galleggiare.
IN PRATICA, il relitto dovrebbe essere svuotato e le sue sovrastrutture smantellate prima di entrare in bacino. Dove, come e in che porto? C’è di più: chiudere («stagnare») le innumerevoli aperture del relitto è possibile, sigillando dentro l’acqua inquinata e le migliaia di piccoli oggetti a loro volta inquinati: ma ipotizzare che il tutto regga a un lungo rimorchio è un azzardo. Conclusione: il relitto andrebbe «allibato» appena messo in galleggiamento (impegnando decine e decine di bettoline, si suppone) fino ad alleggerirlo quanto basta ad avere cassoni di spinta di soli 9 metri per parte, e solo allora rimorchiarlo dentro un porto dove continuare la demolizione e quindi in bacino per le operazioni finali.
A. F.
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