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Il Tirreno - L'Asiu vuole comprare gli immobili ex Fintecna.

 

Tremila metri quadrati di uffici, un capannone industriale e 2,5 ettari di terreno Già presentata al Comune una manifestazione di interesse all’acquisto
 
lo Spreco
 
ECONOMIA»NUOVI INVESTIMENTI
 
Soldi pubblici lasciati a marcire
 
 
 
 
Decine di condizionatori, impianti elettrici e idraulici appena da rifinire, persino un carroponte già installato sulla sommità del capannone, uffici e bagni dappertutto dove non è mai entrato neanche un operaio. Per entrarci si deve oltrepassare una foresta di erbacce e rovi. Davvero un monumento allo spreco, lasciato per 25 anni sotto gli occhi dei piombinesi. È l’ultima impresa dei “boiardi” di Stato che hanno guidato l’Ilva fino alla dissoluzione del 1992. Sei miliardi delle allora vecchie lire che dovevano creare occupazione e che, invece, non sono serviti a niente, come purtroppo altre imprese, pagate coi soldi di tutti, nate all’inizio del declino industriale e poi svanite.
di Giorgio Pasquinucci wPIOMBINO L’Asiu ha presentato al Comune una manifestazione di interesse all’acquisto della “palazzina di vetro” e dei terreni dell’ex Fintecna, in località Colmata, al confine con l’attuale discarica e gli uffici della Tap. Un vero monumento allo spreco che sta lì da ormai un quarto di secolo. Architettura ambiziosa di acciaio e vetri che costò nel 1988, anni dell’epilogo dell’Ilva delle Partecipazioni statali, ben 6 miliardi di lire. Una delle tante imprese nate e subito morte, pagata coi soldi dell’Unione europea (regolamento Resider) per contrastare il declino che negli anni Ottanta decapitò la siderurgia dell’intero vecchio continente. Tremila mq tra capannone e palazzina uffici, 25mila mq di terreno, ora disseminato di scorie d’altoforno, che avrebbero dovuto servire all’attività del Centro prove studi sui materiali (Cps), partecipato al 51% dall’Ilva e per il resto da un gruppo di aziende locali. Un’impresa mai decollata, che ha lasciato l’opera incompiuta e un mare di soldi sparsi al vento. Con le dismissioni della Finsider, nel 1992 quella roba il cavaliere Lucchini, che rilevò lo stabilimento siderurgico, non la volle. Così rimasta a marcire nelle mani prima della Sofimpar, poi della Fintecna, braccio finanziario del ministro del Tesoro. Il Comune ha recentemente acquistato per 7 milioni di euro circa 50 ettari di terreni e alcuni fabbricati dalla Fintecna, tra cui quelli dell’ex Csp. E ora su palazzina, capannone e terreno si è risvegliato l’interesse dell’Asiu. Una manifestazione di interesse a condizioni che... certo. L’azienda di igiene urbana dovrà valutare prezzo di vendita e costi d’intervento per ripristinare la struttura e sistemare i terreni, che però, pur rientrando nel Sin, non sembra abbiano bisogno di costosi interventi di bonifica. Ma perché l’Asiu si candida all’acquisto di quei terreni? La posizione è strategica. Da lì passerà tra qualche anno l’asse di prolungamento della 398. E l’Asiu sta progettando in quella zona il nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti che sostituirà la discarica ormai esaurita. La nuova strada può consentire di aprire un nuovo accesso all’impianto, mentre nella “palazzina di vetro” potrebbero essere trasferititi gli uffici dell’Asiu e della Tap. Senza contare l’ampio capannone, che potrebbe fare da supporto a tutte le altre attività dell’azienda. Per il momento è solo una manifestazione d’interesse che «in linea di principio – sostiene il sindaco Anselmi – non ci trova contrari». Il Comune ha d’altronde già ceduto per 2,3 milioni all’Autorità portuale i terreni dell’ex Irfird acquisiti nel pacchetto Fintecna. Asiu e Tap, del resto, oltre ad essere partecipate, sono aziende in espansione sulle quali il Comune conta non solo per la raccolta dei rifiuti.


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