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La Nazione 10 marzo - Su Rosi il peso delle incapacità dei politici
— LIVORNO —
L’ATMOSFERA era un po’ artefatta; da una parte l’ospite, Angelo Rosi con la pipa accesa «sai, è un oggetto particolare» ha detto all’orecchio del sindaco; dall’altra l’ex presidente dell’Aamps Massimo Cappelli con il nodo alla gola. In mezzo Alessandro Cosimi che, all’odore del tabacco da pipa, ha risposto sfoderando uno dei suoi sigari: ha consumato il rito del taglio per mostrare qualche tiro. (La conferenza stampa era in Comune, vietato fumare nei luoghi pubblici: ma questo è solo un dettaglio). Accanto a Rosi, neo amministratore unico dell’Aamps, l’ex direttore generale Carlo Ceccarelli. E’ ufficiale dunque: da ieri l’Aamps è nelle mani del commissario-liquidatore-manager delle crisi aziendali. Chiamatelo come volete, il nome non cambia la missione di Rosi a Livorno. Per un quinto di un milione di euro (tanto è la sua parcella: «del resto sono il migliore», ha detto) Rosi dovrà ribaltare le sorti dell’Aamps. O meglio dei suo dipendenti perché l’azienda, essendo legata ad un servizio primario come quello della raccolta differenziata, non potrà certo essere chiusa. Ma ridimensionata sì, e parecchio, almeno nei costi. «Ho accettato l’incarico — dice Rosi — perché credo ci siano i presupposti per aprire una nuova fase. Sono un manager di aziende in crisi che cerca di rafforzarle, non un liquidatore, insomma non ho mai mandato a casa nessuno». Certo è che quando Rosi è venuto a Livorno le aziende — vedi cantiere Benetti — erano ormai agonizzanti e la gente era già in cassa integrazione o era stata, addirittura, licenziata. Inutile, dunque, cercare di indorare la pillola: Rosi sta a Livorno come Monti sta all’Italia. E’ venuto in città a fare quello che la politica non è riuscita a concretizzare in questi anni. Ci voleva un segnale forte con un professionista in grado di fare quelle scelte troppo impopolari per un amministratore, come Cosimi, che intende avere ancora un futuro in politica.
IL FALLIMENTO nella gestione dell’azienda, che solo da due anni è finita in mano ad un dirigente come Cappelli — persona perbene che si ritirerà a vita privata (tanto più che fra pochi mesi diventerà nonno, ndr) — è sotto gli occhi di tutti. Inutile sventolare il fantasma della crisi economica internazionale: l’Aamps accumula debiti da anni, come accumula crediti visto che deve riscuotere 23 milioni di euro di Tia da morosi sparsi in città. Nel futuro compaiono: la terza linea («La faremo perché servirà alla città», assicura il sindaco); ricicleria per 2 milioni di euro dedicata al multimateriale; bioessiccatore («aspettiamo il cofinanziamento della Regione»). Parole che si dovranno confrontare con la sfida, quella più importante, che è il conferimento nella NewCo, il nuovo soggetto pubblico/privato che gestirà, dal prossimo anno, il trattamento dei rifiuti. E’ questa la scadenza che nemmeno il potente Rosi potrà derogare. A quella data, infatti, l’Aamps dovrà essere in salute — o almeno un po’ meno moribonda — se intende sedersi, con un minimo di autorevolezza, al tavolo regionale delle decisioni. La piccola dote è rappresentata dalla disponibilità che il territorio ha dato ad ospitare il mega-termovalorizzatore. «Un impianto — dice Cosimi — che liberi il Picchianti. Noi siamo disponibili al confronto fermo restando che la terza linea si farà, per servire la nostra Livorno». Peccato che l’attuale ciclo dei rifiuti non basti a garantire l’attività della terza linea — non è un caso che sia stata progettata da anni ma resti ancora sulla carta — e si dovranno intercettare flussi di rifiuti dalla Regione per far quadrare il piano industriale che, altrimenti, le banche non finanzieranno. La sabbia nella clessidra sulla scrivania di Rosi è iniziata a scendere. E i soldi per pagarlo stanno per uscire dai forzieri del Comune.
Michela Berti
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